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Sant’Agata dei Goti e i suoi presepi

Sant’Agata dei Goti fu la sede episcopale di Sant’Alfonso M. de’ Liguori, per cui non poteva mancare un presepe in quello che fu il suo Duomo. Ma l’attuale presepe fu preceduto da altri. Il parroco, don Antonio Abbatiello, ce ne ha raccontato la storia.

Era passato da poco il Natale, quando, una bella mattina, naturalmente piovosa secondo una consolidata abitudine, Guido ed io ci muovemmo di nuovo alla volta di Sant’Agata dei Goti, per una  ulteriore visita al presepe “alfonsiano”, collocato in una cappella del Duomo.

Il presepe è stato voluto dal parroco Antonio Abbatiello ed è opera di Giuseppe Ercolano, per quanto riguarda i “pastori”. Esso è stato eseguito, seguendo passo passo il testo del cantico natalizio “Quanno nascette Ninno”, composto da Sant’Alfonso.

Questa volta Guido aveva avuto cura di telefonare al parroco per avvisarlo della nostra visita, per cui era importante arrivare puntuali. Conoscevamo già il percorso e perciò non ascoltammo i consigli della gentile voce femminile del “navigatore”, che rischiava ancora una volta di mandarci fuori strada.

Arrivammo così a Sant’Agata in perfetto orario, mentre una leggera pioggia cominciava a scendere. Ma ugualmente non rinunciai a fotografare la statua del santo Dottore che si eleva al centro della piazza Umberto I, a poca distanza dal Duomo.

Sant'Agata dei Goti - statura di S. Alfonso
Statua di Sant’Alfonso a Sant’Agata dei Goti.
Foto I. Sarcone

Naturalmente, per le condizioni atmosferiche, la qualità fotografica delle immagini lascia alquanto a desiderare, ma per me è importante rendere la qualità emotiva del momento. Se vuoi vedere delle immagini migliori delle mie, puoi andare su vari siti web, come per esempio questo.

Sant'Agata dei Goti - statua di S. Alfonso
Statua di Sant’Alfonso a Sant’Agata dei Goti. Foto I. Sarcone

Il parroco, don Antonio Abbatiello, ci attendeva e ci accolse con circospette cortesia ed affabilità. La circospezione era d’obbligo, per la sua posizione “ufficiale”, poiché in quel momento eravamo per lui due perfetti sconosciuti, che si presentavano a chiedere notizie non si sapeva a qual fine. Non era sospettosità, la sua, e, del resto, non penso che l’attitudine al sospetto faccia parte del carattere di questo sacerdote, il cui amore per la sua missione, unito ad una profonda umiltà, ci furono subito evidenti. Del resto, egli stesso dovette rendersi ben presto conto della serietà dei nostri intenti: dopo anni di esercizio pastorale, non gli è certo difficile comprendere le persone. Così, stabilitasi una certa confidenza, cominciò a parlarci diffusamente della storia dei presepi a Sant’Agata, con una passione e una competenza che ci lasciarono ammirati.

L’ultimo dei presepi è quello “alfonsiano” da lui voluto e che fu realizzato, con perizia ed entusiasmo, da Giuseppe Ercolano, sotto la guida altrettanto entusiastica ed esperta del parroco.

Qui sotto puoi vedere la locandina della inaugurazione del presepe “alfonsiano”, il giorno otto dicembre, festa dell’Immacolata, l’anno 2006. Come ogni buon cultore del presepe sa, la festa dell’Immacolata è tradizionalmente la data in cui si espone il presepe.

 

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Locandina per la inaugurazione del presepe a Sant’Agata dei Goti. 2006

 

L’inaugurazione fu preceduta da una serata “alfonsiana” nell’Episcopio (il palazzo vescovile) di Sant’Agata dei Goti.

 

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Locandina per la serata alfonsiana dell’8 dicembre 2006 a Sant’Agata dei Goti.

 

Nella immagine successiva, puoi vedere i nomi di coloro che parteciparono, con varie funzioni, alla realizzazione del presepe “alfonsiano” e che il parroco volle ufficialmente ringraziare.

 

ringraziamenti
Ringraziamenti del parroco, don Antonio Abbatiello

 

Queste locandine che ti ho mostrato fanno parte del materiale che don Antonio mise a nostra disposizione: con una modestia e una generosità davvero esemplari, perché inconsuete nella nostra epoca in cui senza ritegno anche studiosi di “chiara fama” non esitano a rubare le idee e il lavoro altrui, il parroco ci inviò ciò che aveva raccolto e scritto su sant’Alfonso e i presepi di Sant’Agata dei Goti, lasciandoci la libertà di usare questo materiale come meglio credevamo.

E credo (e su ciò Guido è pienamente d’accordo con me) che l’uso migliore che posso fare delle sue pagine è di presentartele, lasciando a lui la parola: non saprei, infatti,  meglio di lui scrivere di sant’Alfonso e del suo amore per il presepe.

SANT’ALFONSO E IL PRESEPE

Alfonso Maria de Liguori, santo napoletano, ha legato il suo nome al presepe in modo indissolubile e universale. La sua spiritualità, infatti, è marcatamente cristocentrica. Egli è stato un uomo attivo intellettivamente ed anche fisicamente. Ma la sua attività nasceva dalla sua capacità di contemplare e meditare. Era quindi anche un contemplativo.

Fin da piccolo, aiutato dall’opera educativa della madre Anna Cavalieri, imparò a contemplare il suo Signore Gesù Cristo anche nel presepe di famiglia. Questa sua esperienza di fanciullo gli formerà un cuore di innamorato e in seguito, forse tra il 1732 e 1739, gli farà scrivere e cantare, come troviamo nel suo diario spirituale: “Bambino mio bellissimo, – tu m’hai rubato il cuore. – Bambino mio dolcissimo, – per te ardo d’amore. – Bambino mio tenerissimo, – tu già m’hai innamorato…”.

Contemplava il presepe con la mente a Betlemme e scriveva per aiutare gli altri a contemplare e vivere il mistero del Dio fatto uomo. E scrisse nel 1758 la Novena di Natale con brevi e incisive meditazioni e preghiere per i vari giorni dell’Avvento, affinché soprattutto quelli che nelle loro case preparavano il presepe, potessero preparare anche il loro cuore ad accogliere, contemplare e amare il “Piccolo” neonato Signore, “il Piccolo”, “el Niño” che dall’influsso spagnolo era divenuto “Ninno” nella parlata popolare di Napoli.

Contemplava, s’infiammava e scriveva; infiammato, scriveva musica e cantava; cantava e faceva cantare le folle di cui traboccavano le chiese:”Tu scendi dalle stelle – Quanno nascette Ninno a Bettalemme – Fermarono i cieli la loro armonia”. Contemplava – per dirla con Bruno Forte – la venuta dell’Eterno nel mondo; contemplava la chiamata degli uomini alla festa dell’incontro con Dio nell’incontro col Ninno divino.

E nel presepe che viene presentato, proprio questo attimo di contemplazione il giovane autore ha voluto rappresentare e plasticamente fissare e donare. Eccolo, Alfonso Maria de Liguori! Seduto allo scrittoio fissa lo sguardo sullo scarabattolo che come un grembo custodisce e offre la scena del Mistero. Contempla, scrive e mentalmente canta la melodia del Natale. Non è la prima volta che l’autore coglie l’attimo dell’Alfonso contemplativo. Nel duomo di Sant’Agata dei Goti, nella seconda cappella a destra entrando, in un’opera grandiosa per ampiezza e significato, un “Presepe Alfonsiano”, egli ha voluto immortalare il pensiero fervido e l’amore cocente del nostro santo napoletano, che lì per tredici anni svolse il suo servizio episcopale.

Nello scomparto inferiore, la scena di centro riproduce la pace universale secondo la profezia di Isaia (11, 6-7): quattro coppie di animali, il leone che bruca con la pecora, un capretto e un leopardo che giocano insieme, l’orso e il vitello che mangiano erba, il lupo e l’agnello in fraterna compagnia. Nell’angolo destro un bel S. Alfonso, vestito da vescovo con cotta bianca e stola dorata, appoggia ad un inginocchiatoio di legno il peso della sua tarda età e contempla estasiato la beata pace e la speranza, e prega e canta nel suo cuore la strofa del suo canto: “Nun c’erano nnemmici pe lla terra: – la pecora pasceva co’ lione,- co ‘o caprette – se vedette – ‘o liuparde pazzeà,- l’urzo e ‘o vitiello – e co’ lo lupo mpace ‘o pecoriello”. (Non c’erano nemici sulla terra: la pecora pasceva con il leone, col capretto si vide giocare il leopardo, l’orso e il vitello e con il lupo in pace l’agnello).

Opere di un giovane artigiano e questo giovane artigiano ha un nome:Giuseppe, un cognome:Ercolano, un paese natale:Meta di Sorrento, e delle mani che plasmano insieme la terra e il sole; mani ricolme di sacra magia che fissano agli occhi il più profondo mistero che la storia guardò nel buio d’una notte d’inverno; mani che pulsano come dei cuori e stringono la mente a dare fuori con parto gioioso pastori sui cui volti scintillano cieli di cieli, volti incantati e incantanti, volti di terra e di luce, di ieri e di sempre.

Antonio Abbatiello

 

Sant'Agata dei Goti - Presepe Alfonsiano
Il presepe Alfonsiano voluto a Sant’Agata dei Goti da don A. Abbatiello e realizzato dal maestro Ercolano.

 

Per ora mi fermo qui. Ma ti devo ancora raccontare la storia dei vari presepi di Sant’Agata precedenti l’attuale e lo farò sempre sulla scorta del materiale fornitomi da don Antonio Abbatiello.

E tu, sei convinto, dopo ciò che ne ho scritto, che dovrai prima o poi deciderti a visitare, se non l’hai già fatto, Sant’Agata dei Goti e a riservare un’attenzione particolare al suo presepe “alfonsiano”?

 

Un Commento

  1. Nulla da aggiungere, caro Italo, alle meravigliose pagine di don Antonio. L’articolo è veramente emozionante e dall’ultima locandina attingo alcune parole che volentieri modifico: che rallegrano il cuore dei “lettori”.
    Mariano

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