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San Gennaro: tra oro e terracotta

San Gennaro è il Patrono di Napoli ed ha con la Città un rapporto esclusivo di protezione dai terremoti e dal furore del Vesuvio. I Napoletani celebrano con entusiasmo le sue  festività, per le quali gli artigiani di san Gregorio Armeno preparano delle statuette in creta cruda, o anche in terracotta.  

Ancora una volta, un lungo irrefrenabile applauso ha salutato lo sventolare del bianco fazzoletto che annuncia l’avvenuto scioglimento del sangue di San Gennaro: ancora una volta, il Patrono di Napoli non ha voluto deludere l’assembramento di fedeli, di ammiratori, di semplici curiosi raccolto nella Cattedrale e fin nella piazza del Duomo, dove per lunghe ore sono affluite ondate di persone all’ansiosa ricerca di notizie. La domanda più frequente che si ode è la solita: “San Gennaro, il miracolo, l’ha fatto?”

Alla risposta affermativa segue un respiro di sollievo: “Meno male!”

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La folla sul sagrato del Duomo. Foto dell’Autore

Sì, perché per Napoli è vitale che San Gennaro, il suo Santo Patrono, non le neghi quel”miracolo” che puntualmente da alcuni secoli (fin dal XIV, secondo le più antiche testimonianze) avviene almeno tre volte all’anno.

La data più importante è naturalmente quella del 19 settembre, la festa principale, nella ricorrenza del martirio subito da Gennaro e dai suoi compagni nel 305, presso la Solfatara di Pozzuoli, nel corso dell’ultima e più feroce persecuzione voluta dall’imperatore Diocleziano. Non è un caso, quindi, che nel culto di San Gennaro sangue e fuoco siano intimamente uniti.

L’altra data è quella del sabato precedente la prima domenica di maggio (attenzione a questa precisa dicitura: molti, infatti, dicono e scrivono “il primo sabato di maggio”. Non è così: se la prima domenica di maggio ricorre il primo, la festa si celebra il 30 aprile. È vero che questo avviene una volta ogni sette o otto anni, ma è bene essere comunque precisi).

Per interesse culturale e folclorico questa festa supera anche quella di settembre, perché l’evento prodigioso avviene nella chiesa di Santa Chiara: qui  l’ “imbusto” contenente il cranio del Santo e il reliquiario con le ampolle sono portati dal Duomo con una solenne processione, preceduti dalle preziose statue d’argento (capolavori di oreficeria) dei Santi che condividono con San Gennaro la tutela della città di Napoli: e sono ben cinquantuno o cinquantadue, anche se da decenni la processione non si fa più con tutte le statue.

Questa festa ricorda una delle traslazioni delle ossa di san Gennaro.

La prima fu quella dalla originaria sepoltura (forse sulle pendici di Posillipo) alla catacomba alle falde di Capodimonte, qualche secolo dopo la morte. La seconda avvenne nel IX secolo, quando Sicone principe di Benevento se ne impadronì, escluso il cranio, che restò a Napoli, e le portò in quella città. Da qui le ossa furono traslate nella chiesa abbaziale di Montevergine. Solo alla fine del XV secolo alla città di Napoli furono restituite le reliquie del suo patrono, ad opera del cardinale Alessandro Carafa.

Ben quattro traslazioni, quindi: gli uomini, venerandole, non lasciano in pace le ossa dei grandi. Ma, infine, i resti mortali di Gennaro hanno trovato una sede superba nel Succorpo della Cattedrale, un ambiente che si può dire un tesoro dell’arte del Cinquecento.

Un po’ meno conosciuta è la data del 16 dicembre, in ricordo dell’eruzione del Vesuvio del 1631, dalla quale la città fu salva per intervento del Santo Patrono, che in quell’occasione operò ancora una volta il “miracolo” dello scioglimento del suo sangue. In effetti, tra il Vesuvio e san Gennaro il rapporto è strettissimo ed è sottolineato dalla statua al Ponte della Maddalena, opera (almeno nella concezione) di Francesco Celebrano, poliedrico artista del Settecento, autore di “pastori” conservati oggi al Museo di San Martino. In questa statua, San Gennaro è rappresentato di fronte al Vesuvio con la mano destra levata a tenere a bada l’ira funesta del vulcano.

San Gennaro ha un rapporto esclusivo con la sua Città, che lo ricambia di un amore che si accompagna a profondo rispetto. I Napoletani hanno una fiducia sconfinata nel loro Patrono, ma non si sognerebbero di andarlo a disturbare perché intervenga nei loro privati problemi: per questi ci sono tanti altri Santi, il grande taumaturgo Sant’Antonio di Padova, per esempio, o la prodigiosa Santa Patrizia. San Gennaro è completamente dedito alla tutela esclusiva sua Città nei confronti di terremoti ed eruzioni.

È del mio amico Carlo Raso l’osservazione che, tra le grandi città, solo Napoli sa riservare al suo Patrono i festeggiamenti entusiastici che sono propri dei piccoli centri.

In occasione della festa, accompagnata da una vera e propria fiera,un trionfo di colori con le bancarelle delle merci più varie, gli artigiani di San Gregorio Armeno preparano delle statuette di creta, che si ispirano al busto conservato nel Duomo. Le statuette a grandezza intera sono, invece, delle riproduzioni, commoventi nella loro ingenuità, della statua del Celebrano. Una volta erano di creta cruda. Oggi sono in terracotta.

Spero, a questo punto, che tu non voglia impegnarmi sulla questione se si tratta di un reale “miracolo” o che altro. La Chiesa stessa non si è espressa, nell’impossibilità di autorizzare esami scientifici sul contenuto delle ampolle.

A me, come studioso di antropologia e raccoglitore di memorie e tradizioni napoletane, interessa il fervore con cui i Napoletani seguono l’evento nelle due principali occasioni.

Ti segnalo, per il momento, due testi sull’argomento. Il primo è di Vittorio Paliotti, un giornalista e saggista napoletano. Ben documentato, è scritto da un punto di vista “laico”.

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Il secondo, di parte cattolica, è opera di un coltissimo sacerdote, Monsignor Enrico Cirillo, cui la mia giovanile formazione deve molto, non solo religiosa, ma culturale in senso ampio. Questa citazione è un dovere nei tuoi confronti e l’assolvimento di un debito, da parte mia.

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E poi, non cessa di commuovermi l’applauso con cui i presenti accolgono l’annuncio dell’avvenuto “miracolo”(non ho mai mancato all’appuntamento con San Gennaro il 19 settembre e il sabato precedente la prima domenica di maggio): e ripensando agli applausi programmati che in televisione accolgono ambigue attricette riciclatesi come opinioniste od altro, oppure politici che, con la proterva sicurezza della impunità, si profondono in promesse, della cui falsità sono ben consapevoli, ebbene, sì, sono sicuro che l’unico a meritare il fervido e sincero applauso del suo popolo sia ancora una volta San Gennaro, Patrono di Napoli.

E tu, hai mai assistito a questo evento? E qual è la tua opinione in merito?

 

2 commenti

  1. Marcio Antonio Reiser OFS

    Sou Catolico e com szei que não poderei ir a Napoles, gostaria de receber uma Pequena imagem de San Genaro.

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