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I Re Magi sui cammelli o sui cavalli: le varianti della tradizione

 

I Re Magi sui cammelli o sui cavalli? Ti sarai posto, a volte, questa domanda. Se “fai” il presepe del tipo popolare napoletano, dovrai scegliere i cavalli, di tre diverso colore, che hanno un forte significato simbolico.

I Re Magi sui cammelli o, invece, sui cavalli? Spesso mi è stato chiesto, da amici che si apprestavano ad allestire il presepe, quali dovessero essere le cavalcature dei tre Re.

In effetti, non è solo una questione di gusto, ma soprattutto di adesione ad una tradizione oppure ad un’altra.

Forse non sarà  inopportuno dare un piccolo chiarimento terminologico: in genere si parla indifferentemente di “cammelli”, ma gli animali che si vedono sul presepe sono per lo più “dromedari”. La differenza sta nel numero delle “gobbe”, che per i cammelli sono due, mentre i dromedari ne hanno una sola.

In quanto all’etimologia, cammello è una parola che, attraverso il greco e il latino, deriva da una lingua semitica, mentre dromedario è parola greca, che indica la qualità di questo animale di essere un buon “corridore” (la radice drom– si trova, per esempio, in ippodromo, “luogo dove corrono i cavalli”, e simili).

I Re Magi sui cammelli sono i protagonisti di una bella filastrocca di Daniela Cologgi & Paola Serafino, che inizia proprio così: I Re Magi sui cammelli, coi turbanti e coi mantelli…

Nell’immaginario collettivo, infatti, i Re Magi, poiché vengono dall’Oriente, sono collegati al gibboso animale e su queste cavalcature sono rappresentati il più delle volte in raffigurazioni non solo presepiali.

Naturalmente, chi fa un presepe di tipo “palestinese”, cioè ambientato in Palestina e popolato da personaggi che alla Palestina si rifanno, dovranno dare la preferenza ai Re Magi seduti sulla gobba del dromedario, come, per esempio, nelle belle statuette del presepe Del Prado, opera dello scultore spagnolo José Luis Mayo. La collezione fu messa in vendita nelle edicole, circa venti anni fa, con ottantacinque fascicoli settimanali, ognuno accompagnato da una statuina.

Sul presepe napoletano del Settecento di tipo “colto”, o borghese, si incontrano i Re Magi anche su cavalli, ma nel loro corteo vi sono dromedari e cammelli: il corteo dei Re Magi, in effetti, riproduce quelle splendide ambascerie che erano inviate nel Regno di Napoli, uno dei maggiori Stati Europei dell’epoca, da parte dei paesi dell’Africa e del Vicino Oriente, segnatamente della Turchia. Questi cortei, con i loro personaggi esotici, con le loro bestie pressoché ignote in Europa, non mancavano di incuriosire e meravigliare, al loro passaggio per le vie della città partenopea, i Napoletani di tutti i ceti.  I componenti del corteo dagli artigiani di S. Gregorio Armeno che ne modellavano le statuine erano indicati come “i mongoli”: con più esattezza si sarebbero dovuti definire “turchi”, approssimazione, del resto, non grave, poiché “mongoli” e “turchi” fanno parte della stessa etnia.

Re Mago del ‘700 dalla collezione Eugenio Catello – Sadea Sansoni, 1966

Qualche artigiano, per maggiore aderenza alla realtà, ha voluto anche montare i Re Magi su tre diverse cavalcature, per indicare la provenienza da tre diverse regioni: un cavallo, un dromedario, un elefante.

Sul presepe napoletano di tipo popolare, i Re Magi sono rigorosamente montati su cavalli, il cui colore è anch’esso rigorosamente indicato dalla tradizione: uno dal pelo rosso-bruno (baio), uno bianco e uno nero.

La scelta non è casuale. Ho più volte avvertito che gli elementi del presepe popolare appartengono tutti alla vita reale, che i personaggi stessi sono persone che si incontrano quotidianamente sulla propria strada, e che tuttavia ognuno di essi riveste anche un particolare valore di simbolo: come riconoscere e come interpretare il simbolo è opera che presuppone un lungo studio e un lungo amore.

Il cavallo è un animale con duplice valenza: tellurica (o ctonia, cioè “terrestre”), ma anche celeste.

Il cocchio di Plutone che esce da una spaccatura della terra per rapire la bionda Proserpina è tirato da cavalli; ma anche il cocchio di Helios, il “Sole”, è trainato da cavalli nel suo viaggio da Oriente verso Occidente.

I tre colori, nero, bianco, rosso, alludono sia alle tre fasi della “Grande Opera” dell’Alchimia, sia alle tre fasi principali del giorno, la notte, il mezzodì, il tramonto.

In queste statuette popolari, i Re Magi sono ben evidenziati nelle loro tre diverse età e nelle tre diverse etnie, ma non vi è differenza alcuna nel colore delle cavalcature.

re magi sui cavalli
I Re Magi montati su cavalli.
Non è evidenziata la differenza di colore.

Entrambi gli aspetti, quello dell’etnia e dell’età da un lato, quello del colore dei cavalli dall’altro, spiccano in questi bellissimi pastori provenienti da S. Gregorio Armeno, e opera del Maestro De Francesco.

re magi sui cavalli
I Re Magi montati su cavalli, di tre diverso colore.
Opera del Maestro De Francesco.
Foto Gianni Rollin.

In queste altre figure popolari, il colore nero di un cavallo è stato sostituito dal grigio.

re magi sui cavalli
I Re Magi su cavalli.
“pastori” popolari.
Foto Alberto Marotta

Quindi, la scelta delle cavalcature per i Re Magi è strettamente connessa al tipo di presepe che hai deciso di mettere in opera. Non dimenticare, infatti, che nel “fare il presepe” nulla deve essere lasciato al caso, ma che ogni elemento va pensato con cura: all’attenzione che tu poni nello scegliere e nel creare i particolari, corrisponderà, infatti, la cura e l’attenzione che porrà il “visitatore” nel “leggere” il tuo presepe.

Non ti ho più volte avvertito che “fare il presepe” non è semplice modellismo, ma il desiderio di comunicare anche la propria volontà di pensare e di fare pensare?

2 commenti

  1. L’articolo, caro Italo, chiarisce tanti dubbi, però volevo farti una domanda, ma le fasi della Grande Opera sono tre o quattro? E ti ringrazio tantissimo!

    • In realtà, nella letteratura alchemica, il numero delle fasi dell’opera varia a seconda degli autori; per esempio, ci sono anche, oltre la nigredo, l’albedo e la rubedo, anche la viriditas, la citrinitas e altre. Ho scelto la variante che si confaceva di più ai miei scopi e che trovo sia anche la più chiara.

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