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Il presepe polacco: Cattedrali di stagnola

Il presepe polacco è figurativamente diverso da come siamo abituati noi Italiani a concepire il presepe. Non il paesaggio con al centro la grotta della Natività, bensì una cattedrale costruita in stagnola, rutilante di colori dai riflessi d’oro e d’argento. Queste affascinanti costruzioni sono il simbolo di una fede popolare che non ha voluto arrendersi alla propaganda ateistica della classe dirigente.

Questo articolo sul presepe polacco nasce da un ritrovamento casuale. In ogni casa, nei cassetti della scrivania, in scatole di varie dimensioni in fondo agli armadi, giacciono da anni quintali di carta stampata o manoscritta che non si è mai avuto il coraggio di buttare via, perché ogni singolo foglio, ogni singola cartolina, o anche semplicemente un’etichetta del vino, rappresenta un ricordo al quale non è facile rinunciare. Ma i mobili gemono sotto il pesante e, diciamolo pure francamente, ormai inutile fardello cartaceo, su cui si accumula la polvere.

Allora, un bel giorno prendi il coraggio a due mani e cominci a rovistare nel polveroso cumulo, alla ricerca di ciò che può essere sacrificato senza molto rimpianto.

Nel compiere una simile operazione di alleggerimento, qualche giorno fa, dal mio archivio cartaceo sono tornati alla luce tre fogli, ripiegati in due, di una vecchia rivista in carta patinata di grande formato, con immagini coloratissime e suggestive.

Il titolo dell’articolo, scritto in caratteri gotici, “Gesù nasce all’Est tra cattedrali di stagnola” rivela un argomento a me familiare. Il testo dell’articolo è di Ricciotti Lazzero, le fotografie sono di un bravissimo Angelo Cozzi.

Purtroppo non c’è nulla che mi permetta di risalire al nome della testata: c’è solo il numero delle pagine, dalla 31 alla 35, nessun’altra indicazione. Una parola scritta a mano, al margine sinistro del primo foglio, “Polen”, mi richiama ricordi che giacevano in un angolo della memoria. “Polen” è il nome tedesco della Polonia.

I tre fogli mi furono donati, agli inizi degli anni Settanta, da un professore di Berna, direttore della Scuola Svizzera di Napoli, che conosceva la mia passione per l’arte presepiale. Per alcuni anni, John Marbach fu mio maestro ed amico e da lui trassi l’amore per la Polonia e per tutto ciò che è polacco.

Ancora non era spuntato all’orizzonte l’astro di Karol Woityla, papa Giovanni Paolo II.

La Polonia è una nazione profondamente cattolica e, quanto più la minoranza atea che, nel secondo dopoguerra, governava il paese si sforzava di cancellare il sentimento religioso nel popolo, tanto più questo si teneva stretto alla sua fede, che era anche il simbolo della propria identità nazionale nei confronti del regime sovietico.

I dirigenti del partito non riuscirono a sradicare la tradizione del presepe, che in Polonia era stata introdotta, secoli prima, dai frati francescani.

Ma, con il trascorrere del tempo, il presepe polacco ha preso una strada che l’ha portato molto lontano dalle rappresentazioni classiche cui siamo abituati: lentamente sono spariti gli scenari di monti e pianure, di fiumi che scorrono a valle, è sparita la grotta, per fare posto a cattedrali gotiche con guglie e pinnacoli, con archi a sesto acuto e cupole rotonde, con l’orologio della torre campanaria e le bandiere in cima alle torri. Talvolta, il pinnacolo più alto è coronato dall’aquila di Polonia.

Il tutto costruito con la stagnola, che però, all’epoca del regime comunista, era difficilmente reperibile: in mancanza, i polacchi si ingegnavano anche con la carta della cioccolata e altro materiale povero, purché lucido e scintillante. Anche le paillettes che adornano i vestiti delle bambine potevano tornare utili.

La Natività è collocata, come si vede molto bene in una delle foto, sotto l’arcata principale della cattedrale. Verso di questa si dirigono i pastori e i contadini, che, vestiti dei tradizionali costumi polacchi, suonano il violino e la fisarmonica. A questi umili personaggi della vita quotidiana si accompagnano i Re Magi, venuti ad adorare il Bambino Gesù.

Il centro artistico del presepe polacco è Cracovia, dove gli artisti, che non sono professionisti, ma operai, pensionati, addirittura bambini, fanno a gara a chi costruisce la struttura più grande, più alta e più scintillante. Anzi, c’è un vero e proprio concorso d’arte presepiale che si svolge il 6 dicembre, festa di San Nicola, il vescovo di Mira (in Asia Minore) e patrono di Bari, il quale, per la generosità con cui faceva pervenire di nascosto il denaro con cui dotare le ragazze da marito, ha dato origine, come tutti sanno, alla popolare figura di “Babbo Natale”.

Ti riporto il passo dell’articolo, che riguarda questa prestigiosa gara:

Il 6 dicembre di ogni anno, alle 8 del mattino, gli artigiani di Cracovia, l’antica capitale della Polonia, espongono sotto le arcate gotiche della Sukiennice [si legge Sukien-nize], il vecchio “mercato dei panni”, i loro presepi. E’ una festa di suoni e colori. […]

Quella prima esposizione dei presepi, che coincide con la festa di san Nicolò e preannuncia in tutto il mondo slavo l’arrivo del Natale, dura appena quattro ore, tra occhi stupiti di bambini e volti commossi di adulti. Poi arriva una commissione di quindici persone – autorità, artisti, professori – che preleva le opere e le porta al museo storico. L’esame di quei capolavori ingenui e popolareschi si svolge in adunanze segrete, segrete, dà luogo ad accesi dibattiti e si conclude infine con la classifica e l’assegnazione dei premi. I presepi, allora, ritornano trionfalmente sulla grande piazza ammantata di neve per rimanervi fino all’Epifania.

Il massimo esponente dell’arte del presepe polacco sembra essere stato un muratore che visse agli inizi dell’Ottocento, Michele Ezenieker.

Le sue costruzioni – scrive Lazzero Ricciotti – sono un esempio che non tramonta di arte popolare, e la sua fantasia trova ancora oggi seguaci tra gli operai, gli impiegati, gli studenti.

Il presepe di stagnola rappresenta pienamente la fede viva del popolo polacco, che ne ha fatto un simbolo di pace, tanto da ritenerlo un dono significativo per autorità e personalità di spicco.

L’articolista ricorda, infatti, che un presepe di stagnola fu donato al generale Ivan Konev, quando entrò in Cracovia, alla fine del secondo conflitto mondiale, alla testa delle truppe del fronte ucraino, ed un altro fu offerto al generale De Gaulle, venuto a visitare la città, nel 1968.

Come vedi, questo articolo nasce dal casuale ritrovamento di vecchie carte, le quali però avevano un contenuto interessantissimo che mi sarebbe sembrato un vero peccato non condividere con te.

Se hai altre informazioni sul presepe polacco, le tue osservazioni e precisazioni saranno davvero le benvenute.

Ma soprattutto, sapevi dell’esistenza di un presepe “polacco”?

2 commenti

  1. ma come fa, ma come fa, sei un puzzo di scienza presepiale o presepista prpfesso
    penzo che ti dovrebbaro fare un pastore tale e quale.
    sarebbo il piu’ bello ringraziamento alla tua scienza presepista o presepiale.
    ma comm fa”, ma comm fa’
    pace e un poco di bene

    • Come al solito, Anto’, te piace ‘e pazzià. Comme faccio, nun ‘o saccio. Ma certo, non mi spiacerebbe essere figurato in un pastore che porta un dono a Gesù Bambino. Magari un libro? Sì, lo so che stai dicendo: “Lassò stà, Povero Piccirillo”. Purtroppo non ho di meglio. Ma Lui accetterebbe anche i miei poveri libercoli…

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