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Pettine e scalpello: il presepe dal barbiere

A volte la fantasia ci fa intravvedere la forma di un presepe nella radice di un albero, o in una roccia dalla particolare conformazione: è proprio questo che è accaduto a Lello, il mio “barbiere”, che ha tratto un presepe da una radice di robinia.

A via Foria, poco lontano dal palazzo in cui Luciano De Crescenzo ambientò la vita e i dialoghi del prof. Bellavista, ha la sua bottega di barbiere Raffaele (Lello) Lepre.

Frequento la bottega fin da quando il “mastro” non era lui, ma Pasquale, e Lello era solo il garzone, che apprendeva il mestiere. Da così tanto tempo, dunque, che Lello, oggi uomo fatto, con moglie e tre splendidi bambini, ricorda di avermi modellato la barba quando essa era nera, e avermi accorciato i capelli quando anch’essi erano neri e un po’ più folti.

Sedere sulla poltrona del barbiere, per noi Napoletani, è una di quelle “attività” che rendono piacevole la vita: l’amenità di quelle quattro chiacchiere scambiate mentre il barbitonsore si occupa della pulizia del tuo viso e del tuo cuoio capelluto è aumentata dal caffé, che fa la sua comparsa sul vassoio del ragazzo del bar e che viene equamente diviso, non più di un sorso a testa, fra tutti i presenti.

No, neanche se la mia testa restasse calva come un uovo e i peli della mia barba dovessero sparire fino all’ultimo, potrei rinunciare al mio barbiere e alla sua missione estetica e igienica.

Ad una parete, Lello ha infatti appeso la foto di Totò e Peppino De Filippo, colti nella bottega di quest’ultimo, nel film “Totò, Peppino, e i fuorilegge“, dove Peppino è appunto un barbiere e proclama che la sua è una missione di pulizia e di civiltà.

Il lavoro del barbiere contempla momenti di frenetica attività, quando tutti si ricordano di avere bisogno di essere ripuliti e tosati, ed altri di serena tranquillità, in cui i clienti sono rari e la bottega è frequentata dagli amici per le solite quattro chiacchiere.

A volte, incontrate Lello sulla soglia della bottega o anche sulla strada, intento a discutere dell’ultima partita con il benzinaio che ha la pompa di benzina proprio lì davanti.

Una volta lo vedo mescolato alla piccola folla schierata a formare due ali davanti al portone di un palazzo, parato a festa per un matrimonio.

attesa della sposa
Piccola folla attende che esca la sposa
Foto di Italo Sarcone

Naturalmente, scherzo con lui sulla sua voglia di lavorare, visto che sta a prendere tranquillamente il sole.

– Ma no, professore – si giustifica – è che deve uscire la sposa.

Gli chiedo se è una sua parente o se la conosce semplicemente. Non è una sua parente e non la conosce neppure. Ma è una sposa del quartiere e non la si può fare uscire dal palazzo senza un applauso. In effetti, neanche gli altri la conoscono, ma a Napoli è impensabile che una sposa possa lasciare la casa paterna senza ricevere l’omaggio degli abitanti del quartiere, schierati in due ali come per una parata.

lello lepre
Lello aspetta che esca la sposa.
Foto di Italo Sarcone

E, infatti, appena la sposa esce avvolta nel suo bianco velo, tutti si prodigano in entusiastici applausi che lei accoglie distribuendo sorrisi: si vede che non si era aspettata di meno.

Questa città non finirà mai di stupirmi, anche se ci vivo ormai da quasi sette decenni.

Ma volevo parlarti anche di altro.

Qualche giorno fa, mi reco da Lello per la consueta operazione “di pulizia e di civiltà”. Mi accomodo sulla poltrona con il poggiatesta, nel consueto abbandono, e, mentre Lello mi aggiusta la tovaglia, gli chiedo se ha preparato il presepe.

– Come no! Eccolo lì – e lo indica sulla vetrinetta accanto alla porta.

presepe in robinia
Il presepe, di Lello Lepre, fatto in una radice di robinia
Foto di Italo Sarcone

Perbacco, non me n’ero accorto. La deformazione presepiale che mi possiede mi spinge a catapultarmi dalla sedia, prima che il barbiere possa dare di piglio a pettine e forbici.

Bello e caratteristico nella sua apparente semplicità. Ricavato in un unico blocco, che è una radice di robinia. Con molta pazienza, Lello, come mi racconta lui stesso, lo ha ripulito dalle parti marcescenti, levigandolo, e lo ha ritoccato con uno scalpello per rendere più ampio qualche buco da trasformare in caverna. Ha completato l’opera con le lucette, il muschio e dei “pastori” molto piccoli, quelli che a Napoli chiamiamo “moschelle”.

presepe lello lepre
Il presepe popolato con le “moschelle”
Foto di Italo Sarcone

Le venature del legno, con le loro movenze, danno l’illusione della roccia, con l’impressione di strati geologici, sconvolti dai movimenti della terra.

Molto bello, dunque, e rispondente alla tradizione, anche nel movimento che lungo le discese conduce i personaggi verso il punto centrale che è il mistero della nascita del Bimbo Divino.

 

grotta natività presepe lello lepre
Grotta della Natività
Presepe di Lello Lepre
Foto di Italo Sarcone

Il presepe di Lello è una delle tante riprove che la magia del presepe non smette mai di esercitare il suo fascino e che basta vedere la radice di un albero, o una roccia un po’ particolare, perché quasi spontaneamente la fantasia visualizzi un presepe: infatti (lascia che anche qui io faccia il mio antico mestiere di etimologo) la “fantasia” è la capacità di vedere per immagini.

E tu, quali presepi hai visti, nati in questa maniera spontanea e quasi casuale?

 

8 commenti

  1. che bellissimo racconto!!!!

  2. …dalla radice di albero alla pasta per la pizza!
    Anche io, caro Professore, la sera del 23 dicembre scorso, camminando per le vie della Pignasecca per ammirare le pescherie aperte fino a tardi, mi sono imbattuto in uno “strano” presepe fatto di…pizza, proprio presso la “Pizzeria 900” che lì ha sede da un bel po’.
    A prima vista sembrava un sughero un po’ più chiaro, ma avvicinandomi all’oggetto ho notato che era fatta con l’impasto più buono che il napoletano conosca: quello della pizza.
    Stella, pastori, grotta, pecorelle, tutto artisticamente composto con un materiale singolare, prova dell’ingegno e della fantasia che da sempre alberga nel cuore dei partenopei.
    Buona serata e a presto.

  3. Sì, la storia è bellissima e anche il presepe del tuo barbiere. Volevo però farti una domanda: puoi darmi cortesemente qualche informazione sul presepe degli Ardorini?
    Grazie
    Mariano

    • Credo che ti riferisci al presepe nella chiesa inferiore di San Nicola alla Carità a Napoli, che mostra non solo le scene consuete, ma l’intera vita di Gesù, dalla Annunciazione alla Vergine fino alla vittoria di Cristo sulla morte, passando per tutte le vicende terrene. Se ti riferisci ad esso, vorrei pregarti di pazientare, perché ho in programma articoli sui presepi nelle chiese napoletane e ben presto verrà il suo turno. Grazie ancora per la tua cortese attenzione.

  4. Grazie per aver scritto un articolo su di me veramente bello. Ciao ciao prof

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