martedì , 23 Aprile 2024

La natura “sogna” l’arte e il presepe

Sembra che la natura produca gli stessi sogni in cui entra l’uomo. Così, un artista incontra il sogno di statue classiche nelle pietre ed io incontro in un ciocco il sogno del presepe.

Per fare comprendere che cosa intendo quando dico: il sogno del presepe, non trovo di meglio che partire da alcuni versi che mi sono molto cari:

Quando pensi a cosa ti lega al mondo,

non credi a te stesso: sciocchezze!

La chiave di mezzanotte di una casa altrui,

un quattrino d’argento in tasca,

e la celluloide ladra di un film

C’è qualche cosa di straordinario nel fatto che anche dei pochi versi possano illuminare la profondità della psiche, più e meglio di una serie di sedute psicoanalitiche.

Nel frammento di poesia che ti presento come apertura, il grande poeta russo Osip Mandel’štam, vittima della dittatura staliniana, invita a riflettere sul rapporto che ognuno di noi instaura con il mondo, sul piacere di questo rapporto in cui è poi racchiuso tutto il senso della vita.

Il poeta e l’artista trovano il legame con il mondo e con la vita anche in piccole cose, oggetti apparentemente privi di valore.

Come, ad esempio, le pietre. E non ti parlo qui delle pietre preziose, umiliate nella funzione di ornare la corona di un monarca o di ingioiellare il “decolleté” di una donna ricca e formosa … no, ti parlo dei semplici sassi che puoi raccattare lungo un sentiero campestre, tra la verzura in un orto, o su una sponda fluviale o lacustre.

Pietre raccolte in una passeggiata in Umbria: Spello
Pietre raccolte in una passeggiata in Umbria: Bevagna

Certo, non puoi  capire davvero i versi di Mandel’štam, se non ti sei mai lasciato incantare dalla levigata bellezza di un ciottolo, che secoli e secoli del correre al mare di acque fluviali ridussero alla forma perfetta dell’uovo. Ma l’uomo antico vi colse un presagio ed un monito, sì da porlo sulle tombe, segnacolo della rigenerazione e della continuità della vita oltre la morte.

Ciottolo levigato in forma di uovo, che raccolsi lungo una strada del Cilento.

 

Pietra a forma di uovo, coronamento di una tomba, probabilmente orfica, a Pompei, fuori Porta Nocera.

Non ti ha mai colto lo stupore per certi strani segni biancastri su un sasso dal colore nero, che sembrano preludiare alle scritture e alle raffigurazioni degli uomini?

Sasso su cui il tempo ha inciso segni simili a un antico alfabeto.

C’è un mio amico, Enzo Pagano, storico dell’arte e artista lui stesso, che passeggiando sulle rive del lago Sirino, in Lucania, cerca pietre con le quali esegue poi dei piccoli capolavori, come questi:

Enzo Pagano, scultura. Pietra del Lago Serino. “Il filosofo” (Tommaso Campanella).

 

Enzo Pagano, scultura. Pietra del Lago Serino. La “Nike” di Samotracia.

Nel guardare le statuette di Enzo, si potrebbe trarre la falsa conclusione che si tratti di ingegnosi assemblaggi. No, non di assemblaggi si tratta, di cui chiunque potrebbe essere capace, adoperando frammenti sassosi e colla, e magari un martello, per ottenere in questo modo l’immagine voluta.
Nelle sculture di Enzo Pagano, l’assemblaggio, quando c’è, è ridotto al minimo indispensabile, poiché la parte principale dell’artista è consistita nel cogliere, già sul greto del lago, la forma che la natura, nella sua inesauribile immaginativa, ha impresso alle pietre, atteggiandole nelle figure del mito.
Può la natura mimare una emozione umana? Si direbbe di sì, ma possiamo andare oltre: si direbbe che la natura entri negli stessi sogni in cui entra l’uomo. Cioè, è possibile, per ogni uomo che non si sia alienato nella ricerca spasmodica del denaro e delle comodità della vita moderna, incontrare nella natura qualche frammento dei propri sogni. Così, nelle sue passeggiate lungo le sponde del lago Sirino, Enzo Pagano ha incontrato il sogno della Nike di Samotracia, fatto dalla natura, quasi nella forma in cui un artista greco sognò e scolpì la sua statua.

C’è un rapporto tra i sogni e i miti: nei sogni si vivono i miti individuali, i miti sono i sogni dell’umanità come specie.

Nel mito vi è la scaturigine della poesia e di tutte le arti, comprese quelle che dall’arte sembrerebbero più distanti, astronomia e  storiografia, per intenderci: non per niente le Muse sono figlie di Zeus, il dio supremo, il dio del cielo stellato, e di Mnemosyne, la Memoria. Nel mito Natura e Spirito trovano la loro unità, come ho cercato di mostrare fin dal mio vecchio lavoro sul Sogno di Benino.

Il presepe, ho scritto più volte, è il “sogno di Benino“, del pastorello che sogna e “crea” il presepe, il viaggio che conduce alla rivelazione di sé, nella contemplazione del Bimbo divino, che nasce nella mangiatoia, in una stalla ricavata nella grotta di un monte.

Può la natura “sognare” il presepe? Almeno a me, pare di sì, poiché ognuno incontra nella natura i sogni che fa lui stesso. Te ne porto un esempio.

Di recente, sono stato invitato da un amico a passare qualche giorno nella sua casa di campagna. A sera, accende il fuoco nel camino: bellissimo spettacolo quello del fuoco “iocundo et bello et robustoso et forte”, per dirla con Francesco, cui non può non pensare ogni vero cultore del presepe. Francesco, in realtà, non è l’inventore del presepe, così come noi lo facciamo, ma il presepe vive del suo spirito.

A un tratto, mentre l’amico sta gettando alcuni pezzi della legna nel fuoco, “Fermo”, gli grido in tono perentorio che non ammette replica. Egli si ferma e mi guarda stupito: gli spiego che non può destinare ad essere bruciato il pezzo che tiene in mano. Resta perplesso, perché non vede in quel frammento secco di albero nulla di eccezionale: ma io ci ho visto la grotta del presepe, come Picasso nel manubrio e nel sellino di una bicicletta aveva visto il “Minotauro”.

Pe dirla nel linguaggio mitico che mi è caro, mi è sembrato, in quel momento, che la natura, insieme a me, facesse il sogno del presepe.

Ecco il “pezzo” salvato dal fuoco, assemblato con altri pezzi che mi suggeriscono la forma dei monti.

Il sogno del presepe: frammenti lignei in cui ho “visto” la forma di un presepe, “sognato” dalla natura.

Per farne un vero e proprio presepe, devo completarlo con le figure e gli altri accessori. Vedremo che ne uscirà.

Nella natura, dunque, ho ritrovato il mio stesso sogno, come Enzo Pagano ha ritrovato le forme delle statue, a lui, come storico dell’arte, familiari.

E tu, hai mai incontrato i tuoi sogni, “sognati” con te dalla natura?

 

2 commenti

  1. Non puoi immaginare quanto sono felice o meglio ancora quanto siamo felici di rileggerti, caro Italo!
    Che bel viaggio: dai versi di Mandel’štam ai sassi umbri, dalle opere di Pagano al tuo prezioso testo “Il sogno di Benino” – grazie al cielo ripubblicato – fino a quei frammenti lignei, salvati dal fuoco, che diventano grotta e monti, sognati dalla natura. Vorrei però a questo punto strapparti la promessa di poter vedere le foto del “pezzo” assemblato e completato… un grande grazie anche per le bellissime foto postate!
    Un caro saluto
    Mariano

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