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Tavola-Strozzi-Napoli

Nani sulle spalle di giganti

Le manifestazioni spirituali e culturali di un popolo formano una unità i cui nessi il ricercatore deve portare alla luce: come quelli fra il presepe popolare, il “caffé sospeso”, la “Divina Commedia”. Ed anche l’umile e prezioso lavoro di un gruppo di pensionati che si prende cura della mura greche di Napoli.

Qualche tempo fa, Silvio, il figlio maggiore di Mariano, mi ha posto la domanda se ogni tanto, sulle pagine di questo blog, non mi capita di andare un po’ “fuori tema”, trattando di argomenti che con il presepe sembrano non avere molta attinenza.
Comprendo la sua perplessità e ammetto che talvolta posso dare l’impressione di correre questo rischio: e, se lo facessi davvero, sarebbe per così dire imperdonabile, visto che, per tutta la mia vita di insegnante, ho raccomandato ai miei studenti di rispettare la “traccia” e le relative consegne.

Ma devo precisare che quella del “fuori traccia” è, appunto, solo un’impressione, poiché la “filosofia” cui si ispirano queste pagine è l’indissolubile unità fra tutte le manifestazioni della vita, così dei singoli come dei popoli, e segnatamente del popolo napoletano.
In altre parole, nella vita ben poco vi è di casuale, perché tutto è legato da vincoli sottili, ma tanto forti, che, come sono difficili da scorgersi, così sono impossibili da spezzarsi.

Questa convinzione mi si è radicata in anni di studio e di ricerca.

Non mi sembra  probabile che sia soltanto un frutto  dal caso che quel popolo, il quale conserva la più celebre tradizione presepiale, sia lo stesso popolo che custodisce una profonda pietà per le anime purganti e mantiene viva la cultura del “caffé sospeso”.

E ancora: te la sentiresti, tu, di affermare che solo per caso a Napoli vi è stato il culto per il poeta Virgilio, il cantore della discesa agli inferi di Enea, e che vi si trovano i primi codici della Divina Commedia?

Insomma: può essere davvero soltanto un caso che tanti segnali, che si trovano qua e là nel mondo distinti e separati, a Napoli siano riuniti?

Ecco, dunque, la “filosofia” di fondo che ispira tutti i miei scritti su Napoli e il presepe: dimostrare la sostanziale unità di tutte le manifestazioni artistiche e spirituali di questa città unica al mondo.

Giovanni Raso, figlio del mio amico Carlo, il quale, come me e con migliori risultati, si impegna quotidianamente con gli scritti e con la parola, a riscattare l’immagine della nostra Napoli, dopo avere letto l’articolo “Un caffé per le anime purganti”, mi ha inviato un link con un intervento del grande Marcello Mastroianni, a conferma di ciò che ho scritto in quell’articolo.

Puoi ascoltare anche tu le parole dell’indimenticabile attore:

E, a riprova della verità che Napoli è abitata da uomini e donne consapevoli della storia e della cultura della propria città, qualche giorno fa mi ha inviato questa preziosa comunicazione che ritengo giusto presentarti per intero.

Caro Professore, buona sera !

Chiedo scusa, ma volevo solo ringraziare anche qui di cuore un gruppo di pensionati che ho avuto il piacere di incontrare, quasi per caso, proprio stamattina.

Napoli, si sa, è città da custodire.

E c’è chi lo fa ogni giorno, eliminando l’erba, spazzando per terra, evitando che i soliti vandali distruggano tutto con inutili ed indecifrabili murales che di artistico, è bene dirlo, non hanno proprio nulla!

Chi sono costoro?
Sono un gruppo di pensionati che la mattina (e ogni mattina!) aprono un cancelletto esattamente alle spalle dell’istituto tecnico ‘Armando Diaz’ in via Foria, diciamo anche piazza Cavour.

Cosa fanno?
Giocano a carte, sorseggiano un caffè, passano ‘o tiempo, parlano e si salutano dicendo “Ci vediamo domani”!

Ma la loro funzione è ben altra: intenti a giocare a carte su comuni e bianchi tavolini di plastica alle spalle della suddetta scuola, sono i veri ed unici custodi di quelle che furono le mura greche dell’antica Neapolis!

Le mura, costruite nel V sec. a.C., sono tutte ancora lì, perfette, squadrate in modo eccezionale esattamente 2500 anni fa per difendere la nostra città…

“Sono mura greche, dottò, molto antiche”, mi dicono.
“Noi la mattina puliamo a terra, togliamo l’erbaccia. Noi ci teniamo a queste mura perchè song’ ‘e duemila e cinqueciento anni fa.
E noi dobbiamo custodirle…noi veniamo da queste mura, noi veniamo dai greci ! Per capire cosa dobbiamo diventare in futuro, dobbiamo prima scoprire chi siamo stati in passato!”

Il senso della Storia di questo signore mi ha davvero impressionato!

A questi numerosi e cordiali pensionati che in quell’angolo di via Foria si ritirano dal frastuono delle auto, che si sono ricavati un posticino all’ombra di quelle alte mura per giocare tranquillamente a carte, che con modi garbati e da veri “signori” accolgono tutti i visitatori con quel sacro senso dell’ospitalità tipicamente greco, va tutta la mia stima!

Non mancate, quindi, di buttare un occhio laggiù, tra la montagna e via Foria, appena scesi da Sant’Aniello a Caponapoli.

Lì troverete coloro che stanno scrivendo il nostro futuro… tutelando il nostro passato!

Un forte abbraccio e a presto!

Giovanni

Conoscevo già questo gruppo di pensionati e il loro prezioso lavoro nell’ombra: anzi, all’ombra della mura greche della città di Napoli, ma non ho voluto negarti il piacere di leggere la testimonianza di un autentico “figlio di Napoli”, consapevole, come quei pensionati, che la custodia del passato è la migliore garanzia per il futuro: poiché, come disse qualcuno, noi siamo dei nani sulle spalle di giganti.

Se questa consapevolezza fosse stata anche nei pubblici amministratori forse oggi le condizioni non solo di Napoli, ma dell’Italia intera, sarebbero ben diverse.

Ma su questo, tu, cosa ne pensi?

 

7 commenti

  1. Caro Italo,
    questa amara e purtroppo veritiera considerazione finale non mi impedisce di esprimere tutta la bellezza del tuo articolo e anche della lettera di Raso. Volevo però chiederti, a proposito dei “vincoli sottili”, se in tutti questi anni di studio e di ricerca, hai adottato un “metodo” per scorgerli?
    Ti ringrazio in anticipo e ti auguro una buona serata
    Mariano

    • Questa volta, amico mio, mi metti in grosso imbarazzo: in verità, non ho mai applicato consapevolmente un metodo. Se non leggere, rileggere e ancora leggere (è un vecchio monito dell’Alchimia: lege, relege, perlege); se non andare in giro, per vie, piazze, chiese, musei, con un piccolo apparecchio fotografico (un mio amico lo definiva “il terzo occhio”) e il blocco per gli appunti. A un certo punto, magari mentre stai sfogliando un libro di una bancarella (a Napoli, le bancarelle dei libri sono state sempre meravigliose: ne parlerò), ti sorge il sospetto che non è la prima volta che vedi o senti quella certa cosa, che da qualche parte l’hai già incontrata… per me è cominciata così.
      Grazie sempre per l’attenzione che mi dedichi e per avermi procurato dei simpatizzanti come i tuoi ragazzi.

  2. Caro Italo un mio rimpianto, non avere avuto un bravo, colto, umile e profondo insegnante quale sei. Vorrei tanto risponderti adeguatamente sui tuoi scritti, ma lo studio del Nautico non mi consente di farlo. Comunque Ti seguo.

    • Caro Peppe, lasciami dire che non comprendo il tuo rammarico. L’Istituto Nautico è un ottimo istituto da cui sono usciti tecnici preparatissimi. I miei più cari amici hanno seguito studi tecnici o fin dal primo momento hanno affrontato il mondo del lavoro: e sono proprio quelli con i quali ho sempre avuto una consonanza affettiva più profonda. Anzi, l’attuale crisi del mondo occidentale credo sia dovuta proprio al venir meno di quel rispetto per il mondo del lavoro che ha caratterizzato la mia gioventù. Perciò, non rammaricarti troppo: a fare chiacchiere basto io. Per lo meno mi impegno a farle bene, per essere degno di fare parte della società degli uomini per bene, che sono quelli che buttano il veleno a lavorare sul serio. Stammi bene e scusami per il ritardo della mia risposta.

      • Ti ringrazio, le tue riflessioni sono esatte e mi riempiono di gioia. Professionalmente gli insegnamenti avuti sono stati ottimi, infatti ho raggiunto un buon traguardo come capitano di macchine. Quello che mi manca è una preparazione letteraria,conoscenze filosofiche, forse avrei dovuto scegliere diversamente. Anche se mi rammarico, tengo a precisare che il Nautico mi ha dato molto con i suoi insegnamenti, e mi vanto di ciò. Condivido le tue parole ele assaporerò giorno per giorno. Grazie

        • Caro Peppe, proprio oggi ho cominciato a leggere un libro di Henri Miller, sui libri della sua vita. Una affermazione che mi è piaciuta molto è che un uomo dovrebbe prima imparare a fare il falegname, il muratore, l’idraulico etc., e poi mettersi a leggere: a leggere c’è sempre tempo, dice Miller. Condivido pienamente, a dispetto della mia professione di filologo ed insegnante. Ma mi hai dato l’idea per il prossimo articolo. Basta, non voglio anticiparti altro.

  3. Caro Italo a dire il vero la “cavetta” guidata dai miei genitori, l’ho fatta interpretando vari mestieri. Associandola allo studio ed ai sacrifici ho raggiunto il traguardo prefissato dando gioia ai miei genitori. Le tue parole, le tue risposte, i tuoi accenni mi spingono avanti nel leggere, nel gustare le tradizioni espresse dai vecchi e dai nuovi pensionati come me. Come sempre un saluto di cuore.

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