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Museo Correale: Sirene Sileni e motivi natalizi

Museo Correale: nel cuore della Penisola Sorrentina, un piccolo gioiello della natura e dell’arte  che ho recentemente rivisitato in compagnia di Guido.

E, poiché l’estate è giunta e con essa si presentano anche le sospirate e meritate vacanze, ancora una volta, fedele al motto aristotelico errando discitur (nel senso qui chiarito di “andando in giro s’impara”), ti invito ad approfittare dei tuoi viaggi per ampliare la tua conoscenza dell’arte in generale e di quella presepiale in particolare, aggiungendo ai musei che conosci anche il Museo Correale di Sorrento.

L’Italia è piena di musei grandi e piccoli (questi passano per lo più inosservati), che conservano inestimabili capolavori o, a volte, anche semplici curiosità, qualcuna relativa anche alla nostra mania presepiale. Come ho spesso ribadito, l’appassionato del presepe non si lascia sfuggire occasione per aggiungere un tassello al grande mosaico della sua conoscenza di quest’arte.

Non è improbabile che nei tuoi viaggi, questa estate, tu passi per Sorrento, attirato dal mare in cui si protende la penisola che da questa cittadina prende il nome, dal profumo degli aranci e dei limoni resi celebri da molte canzoni, ammalianti come il canto delle Sirene le quali, narra la leggenda, qui avevano la loro sede privilegiata: gli scogli che oggi portano il nome di “isole dei Galli” nell’antichità si chiamavano “le Sirenusse”.

Ebbene, se dunque passi per Sorrento, non trascurare di visitare, come ti dicevo, il piccolo ma splendido Museo Correale, allogato in una villa che i suoi ultimi proprietari, i fratelli Correale, appunto, vollero lasciare alla città perché fosse il museo cittadino. Vi troverai la testimonianza più completa del gusto signorile di tutta un’epoca, con mobili, quadri, maioliche, porcellane orientali ed europee, insomma tutto ciò che poteva allietare la vita di chi aveva gusto per l’arte e in più la possibilità finanziaria per esercitarlo.

Alla fine della visita, ti assicuro che non rimpiangerai gli otto euro del biglietto d’ingresso: il quale, a un primo impatto, potrebbe anche apparirti esoso, ma purtroppo non è evitabile, poiché si tratta di un museo privato, che può mantenere le collezioni esposte nel bell’ordine in cui le vedi, solo grazie a questo sacrificio economico da parte dei visitatori. In compenso, puoi fotografare liberamente, anche se (ed è giusto che sia così) senza l’uso del flash (limitazione che personalmente non mi tange, perché non ho mai amato l’uso di questo strumento).

Iniziamo dunque la visita, partendo dal pianterreno, dove trova sistemazione un piccolo ma prezioso antiquarium, con i reperti venuti alla luce nel corso degli scavi archeologici e che il Comune ha voluto affidare al Museo Correale. Vi sono custoditi anche interessanti frammenti della Sorrento Medievale.

Non ci lasciamo sfuggire nulla, naturalmente, ma ora voglio indicarti solo pochi ma significativi esemplari artistici.

Innanzitutto, un vaso greco (una pisside) sul cui coperchio è dipinta una Sirena: non ci sorprende ritrovare la presenza di questo essere mitologico, in quella che è chiamata appunto la “Terra delle Sirene”.

Naturalmente, si tratta di una “Sirena” classica, che ha il volto e il busto di donna ed è uccello nel resto del corpo; non si tratta dunque della Sirena con la parte inferiore a forma di pesce quale è solita pensarla la mentalità moderna. La sua natura musicale è indicata dalla cetra che regge con la mano sinistra. Una simile forma di Sirena puoi trovarla raffigurata a Napoli, nella rinascimentale fontana di Spinacorona. Secondo la leggenda è il corpo della sirena Partenope a formare l’humus della città di Napoli.

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Sirena dipinta sul coperchio di un vaso greco, nel Museo Correale di Sorrento.
Foto di Italo Sarcone

Questa testina di Fauno, nell’espressione arguta del viso, negli occhi ammiccanti e nel sorriso malizioso, ci sembra significare pienamente la gioia di vivere in sintonia con la natura dei luoghi.

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Piccola testa di Fauno, adorna di motivi vegetali, al Museo Correale di Sorrento.
Foto di Italo Sarcone

Non può lasciarci indifferenti la figuretta di questo vecchio gaudente che regge sulle spalle un otre: immagine di un Sileno, o del dio egizio Bes, che troverai anche sul presepe popolare napoletano, naturalmente trasfigurato: non immagini in quale personaggio? Credo che puoi arrivarci, altrimenti te lo dirò, un po’ prima di Natale. Ha, comunque, la stessa espressione di esuberante vitalità della testina del Fauno.

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Immagine di Sileno, o di Bes, nel Museo Correale di Sorrento.
Foto di Italo Sarcone

Trascorriamo lunghe ore, tra marmi, tele, mobili intarsiati, soffermandoci davanti ai ricordi di Torquato Tasso, che nacque a Sorrento e che a Sorrento sognò spesso di tornare.

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Una preziosa settecentina della “Gerusalemme liberata” del Tasso, conservata al Museo Correale di Sorrento.
Foto di Italo Sarcone

Ma veniamo alle “curiosità presepiali”: in una vetrina del piano superiore, spicca un gruppo di quattro “pastori vestiti” del Settecento. Raffigurano un “Re Mago”, una popolana e due “mongoli” del corteo dei Magi. La loro particolarità è di avere il corpo realizzato in corallo e di essere vestiti con abiti di seta della manifattura di S. Leucio, come avverte la targhetta. All’ultimo piano vi è però anche una “normale” collezione di pastori vestiti, tra i quali un notevole mendicante cieco, che ti ho già mostrato qui.

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“Pastori” in corallo e seta di S. Leucio, al Museo Correale di Sorrento.
Foto di Italo Sarcone

Ci inacantiamo, però, e quasi non riusciamo a deciderci di abbandonarla, davanti a una piccola splendida collezione di dipinti, raffiguranti la Sacra Famiglia, con gli episodi della “Natività” e della “Fuga in Egitto”. Te ne mostro qualcuno.

Una “Natività” di Giovan Battista Rossi, interessante per l’angolazione da cui è ripresa la scena, con il Bimbo rivolto verso la Madonna e San Giuseppe, circonfuso da una luce divina che riverbera sugli astanti, al centro di una composizione triangolare, la cui base è costituita dai pastori in adorazione e il vertice dal gruppo di Angeli: al cielo si giunge solo partendo dall’umiltà, sembra volerci dire l’artista.

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“Natività di G. B. De Rossi, nel Museo Correale di Sorrento.
Foto di Italo Sarcones

Quest’altra “Natività”, con “adorazione dei pastori”, di Giacinto Diano, mostra la stessa composizione che, girovagando per chiese e musei, puoi ritrovare in molti presepi non solo napoletani. Nell’arte presepiale c’è un continuo scambio di motivi e di atmosfere, una vera e propria osmosi, tra le opere delle arti cosiddette “maggiori” e quelle delle arti cosiddette “minori”.

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“Natività con adorazione dei pastori”, di G. Diano, nel Museo Correale di Sorrento. Foto di Italo Sarcone

Ma il dipinto che ci incanta di più è la “Sacra Famiglia”, attribuita a Filippo Falciatore: un momento di riposo, per Maria, che sta seduta accanto alla culletta, mentre il Bimbo, in un nimbo di luce, è collocato su un altare pagano, a significare il suo trionfo sugli “dei falsi e bugiardi”. Commuove il gesto di Giuseppe, che si porta alle labbra, per baciarlo, il piede del Bambino, la cui fragile vita, sempre in pericolo, è affidata alla sua vigile custodia. Il gesto, pieno di un’indicibile tenerezza, significa che Giuseppe ha consapevolmente e gioiosamente accettato il suo compito di essere padre secondo lo Spirito di questo Figlio Divino, che egli non ha generato secondo la carne.

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“Sacra Famiglia” attribuita a Filippo Falciatore, nel Museo Correale di Sorrento.
Foto di Italo Sarcone

Non ti sfugga la coroncina di fiori che adorna il bastone del Santo: nei Vangeli cosiddetti “apocrifi” si racconta che la fioritura del ramo secco di Giuseppe fu il prodigio per il quale egli ebbe il privilegio di essere lo sposo di Maria e il custode di Gesù.

Ma anche questa è una storia che ti narrerò un’altra volta. Per il momento, spero che andrai a visitare il Museo Correale e che mi parteciperai le tue emozioni e le tue osservazioni.

 

Un Commento

  1. Grazie, caro Italo, per questo articolo: la mia meravigliosa Sorrento. Sono sicuramente di parte e quindi mi limito a leggerti emozionato più che mai.
    Mariano

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