mercoledì , 20 settembre 2017
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Modellare la creta tra aspirazione e rinuncia

La creta è un materiale molto bello, nella sua povertà, poiché lo si raccoglie senza molta fatica sulle rive dei torrenti e dei fiumi. Inoltre, a chi la modella dà la meravigliosa sensazione di creare a somiglianza di Dio. I bambini modellano con grande piacere. Purtroppo si smette in età adulta.

Credo che non ci sia persona che non abbia provato, almeno da bambino, il piacere di manipolare una materia plastica, con la quale modellare delle statuine; per esempio il das, che, una volta indurito, non ha bisogno di cottura. Oppure la plastilina di vari colori.

Anche tu, sicuramente, un tempo, hai dato sfogo al tuo estro artistico modellando a tuo piacimento. Poi, chissà perché, ti sei convinto che era meglio se lasciavi perdere.

E lasciar perdere fu un errore. Perché disegnare e modellare sono attività connaturate allo spirito umano, che in esse trova la somiglianza con il Divino Artefice che dal Nulla trasse tutte le cose.

“Facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza”.

Questo significa, tra l’altro, che l’uomo tende a ripetere i gesti primordiali della Divinità.

Racconta il libro ebraico della Genesi che, dopo avere creato cielo  terra e mare e dopo avere dato loro forma e averli popolati, prese il fango della terra e modellò l’uomo, insufflando poi in lui lo spirito della vita.

E, con la mente e il cuore rivolti a questo esempio primordiale, l’uomo sulla riva dei fiumi raccolse l’argilla e creò delle figure a propria immagine e somiglianza.

Le figurine con cui popoli il tuo presepe, infatti, prima di essere “pastori”, furono argilla sul greto di un fiume.

Nella mia famiglia si raccontava un episodio della vita di mio padre.

Come ho scritto qui, la famiglia di mio padre era molto povera. Talvolta, sia per accendere il fuoco, per riscaldare la modestissima abitazione, sia per cucinare quel poco che c’era, mio nonno si recava nel bosco a raccogliere della legna e anche a tagliare qualche ramo da un albero, cosa anche allora proibita dalla legge.

Portava spesso con sé mio padre che all’epoca era piccolo, tra i sei e i dieci anni.

Erano gli anni duri immediatamente precedenti o successivi alla prima Guerra Mondiale. Il conflitto era lontano, ma si avvertiva ugualmente, poiché gli uomini partivano e magari non facevano più ritorno: e chi tornava non era più lo stesso. Anche mio nonno era andato e, fortunatamente, tornato. Alla Patria aveva dato il suo contributo, ma la Patria non gli dava neanche un po’ di legna per scaldare il suoi figli.

Così andava a prenderla nei boschi del monte Altillo.

monte-altillo
Veduta del Monte Altillo e del Monte Boschetiello Monte Cervarulo: vista del lato est del Monte Cervialto

E portava con sé mio padre. Mentre mio nonno si dava da fare a mettere insieme il fascio di legna, il piccolo, che già allora sentiva il richiamo dell’arte, raccoglieva un po’ d’argilla sul greto di un corso d’acqua (com’era fresca e pura, a quei tempi, l’acqua dei fiumi intorno a Calabritto), e modellava qualche statuetta, per lo più un soldatino con il fucile in spalla, e lo collocava, come in una garitta, in una cavità dell’albero a fare buona guardia.

Il giorno dopo, i carabinieri si presentavano a casa di mio nonno, che aveva un bel protestare che lui, con quei tagli all’albero non c’entrava niente: c’era, quasi una firma, il soldatino di creta, ad accusarlo.

Naturalmente, presso i carabinieri, vinceva il rispetto per il bersagliere che aveva combattuto sul Piave e sull’Isonzo: e una volta uno di loro gli disse: “Ma perché te lo porti appresso?” riferendosi al piccolo, e gli consigliò di lasciarlo a casa, la prossima volta.

Ma mio nonno non ci pensava neppure a privarsi della compagnia di quel figlio che raccoglieva la creta e ne faceva delle piccole opere d’arte.

Del resto, nessuno della famiglia è mai stato estraneo al richiamo dell’arte. Tutti, chi più chi meno, tra i miei zii, i miei cugini e i mei nipoti, si sono dati da fare per creare bellezza intorno a sé.

E qualcuno di loro è stato un vero artista.

Forse, lo sarei stato anche io, se Qualcuno non avesse disposto diversamente.

Da piccolo, anch’io giocavo con la creta. E, forse, “giocavo” non è parola del tutto esatta: provavo a ripetere i gesti di mio padre, che, a sua volta, ripeteva i gesti di Dio. E imparavo i segreti dell’arte.

Sapevo, ad esempio, che la creta, prima di essere modellata, deve essere manipolata, schiacciata, ricompattata, per cacciare via ogni bolla di aria, che causerebbe danni nella cottura. Qualche volta, occorre scioglierla per filtrarla, perché vi possono essere delle impurità, che sarebbero altrettanto dannose, e poi attendere pazientemente che l’acqua evapori e che la creta riacquisti quel grado di compattezza che permetta di modellarla.

Molte altre cose sapevo.

E sapevo modellare la creta per ottenere le forme volute.

Ci credi, se ti dico che il mio primo esercito di soldatini lo creai da me con la creta, a sei anni, dopo avere visto delle figure sul “Corriere dei Piccoli”?

Non c’era denaro per comprare i soldatini di piombo, ma non era un problema: nelle mie mani c’era il prezioso dono di saperli creare con quella magica materia che è l’argilla.

Qualche volta creavo anche delle piccole statuette di Santi: e le portavo in processione su e giù per la via di San Gregorio Armeno, che allora mi sembrava così lunga.

E mio padre portava le mie figurine a mostrarle agli altri artigiani e, felice e orgoglioso, diceva: “Vedete che cosa ha fatto mio figlio?”

Era sicuro che avrei seguito le sue orme.

Ma, negli ultimi tempi, quando gli dicevano: “Don Vince’, questo verrà come voi”, taceva pensoso e scuoteva tristemente la testa: sapeva che ormai Qualcuno aveva deciso altrimenti.

Quel Qualcuno di certo sa quello che fa e quello che fa è sicuramente ben fatto.

Ma io ancora non ho capito perché.

Senza Maestro e senza bottega, dovetti lasciar perdere. Non fu un errore, perché non si poté fare altrimenti. Ma fu di certo un peccato.

E tu, ricordi perché hai lasciato perdere il piacere di modellare l’argilla?

 

2 commenti

  1. Ho iniziato a modellare prima il das e poi, lo scorso anno, la creta realizzando, con entrambi i materiali, due scene (v. foto): per quello realizzato in creta ho pensato alla cottura, ma ho paura di non averla “compattata” bene: se lo lascio così, caro Italo, che cosa succederà con il passare del tempo?
    Grazie per l’aiuto
    Mariano

    • Non dovrebbe succedere niente, a lasciare cruda la creta. Con il tempo si indurisce, tuttavia corre sempre il rischio di sbriciolarsi se non si fa attenzione. Inoltre, bisogna tenerla lontana dall’acqua e dall’umidità. A cuocerla, se non l’hai depurata bene (se, per esempio, è rimasto dentro un sassolino) o non l’hai compattata bene (quindi potrebbe esserci una bolla d’aria), risschia di scoppiare durante la cottura. Ma su tutto questo dovrebbe uscire per la prossima settimana un articolo specifico. Stammi bene e salutami tutti.

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