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Materiali per il presepe: elementi vecchi per un presepe nuovo

I materiali per il presepe possono essere i più vari. Se non si intende partire completamente da capo, si possono utilizzare elementi del presepe dell’anno precedente.

I materiali per il presepe possono essere i più vari e ogni appassionato ha il suo metodo. Certo è che il pensiero di come fare il nuovo presepe occupa la sua  mente fin dal momento in cui smonta quello vecchio. In questo è aiutato anche dalla circostanza, veramente speciale, che tra lo smantellamento del vecchio presepe e la messa in opera del nuovo non passa un anno solare, ma intercorrono poco più di otto mesi. L’appassionato, infatti, non si decide a togliere il presepe se non all’ultimo momento utile, che a Napoli è in genere il due febbraio, festa della “Purificazione della Vergine”, e a ottobre è già in attività per essere pronto a fine novembre con il nuovo presepe.

Nel frattempo, in questo intervallo che ho definito, in omaggio al grande nostro antropologo Ernesto De Martino, il “tempo salvato“, l’appassionato non perde occasione, per cercare nuovi spunti, per approfondire argomenti, per trovare altri materiali, che diano al presepe un carattere di novità, come ho suggerito io stesso per i viaggi nelle vacanze di ferragosto.

C’è chi preferisce ogni anno costruire un presepe completamente nuovo, come facevo io, che dallo smantellamento del vecchio non conservavo nulla, anche perché i materiali che usavo erano soprattutto cartapesta, tela di sacco e gesso; e di essi nulla poteva essere salvato e conservato.

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Materiali per il presepe: cartapesta e gesso.
Il braccio è il mio. Il profilo sullo sfondo è di Lucia, l’amica a cui facevo il presepe.

C’è, invece, chi, avendo un presepe (in genere, di sughero) tramandato, spesso, per generazioni, si limita a riporlo, per rimetterlo in opera al momento opportuno: sul “nuovo” presepe si limiterà a variare un po’ almeno la disposizione dei pastori.

C’è poi chi possiede un presepe costruito “a blocchi” (e si tratta allora di un presepe di dimensioni piuttosto notevoli), per cui, disponendo in una maniera diversa i vari blocchi si può ottenere un presepe che all’apparenza è del tutto nuovo.

Ti mostro ora proprio come, disponendo, con un po’ di fantasia, in maniera diversa i materiali che si hanno a disposizione, si può ottenere l’immagine di un presepe completamente nuovo.

Di ritorno da uno dei miei pellegrinaggi presepiali, ti accompagnai nella “visita” al presepe della chiesa parrocchiale del SS. Crocifisso e di S. Rita, notevole sotto diversi aspetti. E, a questo proposito, non voglio mancare di avvisarti, come faccio sempre, che un presepe lo si “visita”, non lo si sta semplicemente a guardare.

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Presepe nella chiesa di S. Rita, 2015.
Veduta d’insieme.
Foto I. S.

Nell’immagine precedente vedi il presepe dell’anno scorso, duemilaquindici. Qui, di seguito, ti propongo il presepe del duemilasedici. Se fai il confronto, ti sembrerà di avere di fronte un presepe nuovo, mentre si tratta di un diverso assemblaggio di componenti antiche.

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Materiali per il presepe diversamente disposti. Chiesa di S. Rita, 2016. Veduta d’insieme. Foto I. S.

Con un po’ di attenzione, riconoscerai i vari blocchi, che assumono un aspetto nuovo, grazie alla fantasia e alla creatività dei costruttori, che non hanno voluto semplicemente riproporre il vecchio schema. Occorre riconoscere che il risultato è convincente. Anzi, a me sembra che siano riusciti a dare l’impressione di una maggiore unità a tutta la composizione, per così dire una maggiore concentrazione.

La scena della Natività riceve una maggiore evidenza dal fatto che è ben visibile il fianco sinistro della scalinata che porta ad essa.

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Materiali per il presepe diversamente disposti. Chiesa di S. Rita, 2016.
Particolare della zona centrale. Foto I. S.

Il palazzetto con l’edicola sacra, posta leggermente in cima, dietro l’osteria, offre una concreta immagine di quei paesini dell’avellinese o del Cilento, come sicuramente ne hai visti tanti anche tu. Nella scorsa “edizione” si trovava all’estrema destra di chi guardava.

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Materiali per il presepe diversamente disposti. Chiesa di S. Rita, 2016.
Palazzetto con l’edicola. Foto I. S.

Anche il presepe in casa Scognamiglio si è presentato come una “edizione” , per così dire, ampliata, riveduta e corretta, del presepe dell’anno scorso. Memore del metodo che mi vide porre in  opera, il signor Scognamiglio, con l’aiuto della famiglia, ha preparato lo scenario per le sue belle statuine adoperando scatole di cartone, carta roccia e pezzi di sughero che aveva accuratamente conservato. Quest’anno, io mi sono limitato a dare, con discrezione, un’occhiata e qualche suggerimento. Ecco il risultato.

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Presepe “Scognamiglio” 2016.
Insieme. Foto G. Di Lorenzo.

Un particolare nuovo è rappresentato dalla presenza del bue e dell’asino, che fanno capolino dalla stalla ricavata nei ruderi del tempio semicrollato. I due animali sono opera del maestro Alfredo Molli. Ne risulta un’immagine suggestiva.

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Presepe “Scognamiglio” 2016.
La stalla con il bue e l’asino. Foto G. Di Lorenzo.

Questa volta, seguendo un’idea dell’amico Guido Di Lorenzo, è stata posta particolare cura nell’illuminazione. Si tratta di un’idea particolarmente interessante, perché sullo sfondo, Guido, con le lampadine ha riprodotto alcune costellazioni che si vedono nel cielo di Napoli, la sera del ventiquattro dicembre.

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Presepe “Scognamiglio” 2016
Illuminazione notturna.
Foto di Guido Di Lorenzo.

Ma la novità di maggiore interesse credo consista nei due piccoli specchi d’acqua intorno ai quali il signor Scognamiglio ha disposto delle figurine in terracotta, nel tentativo, che potrà avere ampi sviluppi in futuro, di coniugare quello che ho definito “presepe colto” con il presepe popolare.

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Presepe “Scognamiglio” 2016.
Specchio d’acqua.
Foto di Guido Di Lorenzo.

Ho definito quindi tre categorie di appassionati che fanno il presepe: quelli che partono ogni anno, per così dire, da zero; quelli che pongono in opera il vecchio presepe di famiglia, accuratamente conservato; quelli che adattano gli elementi del vecchio presepe per farne uno nuovo.

Tu, a quale di queste categorie appartieni? O, magari, cerchi una sintesi fra i vari metodi? Potresti offrirci anche tu qualche spunto e qualche suggerimento.

4 commenti

  1. Buongiorno Italo! Innanzitutto, complimenti per l’articolo e per le foto corredate, che vedono sempre molto interesse da parte mia. Veniamo, ora, alle tue domande. Essendo una profana, mi definirei un’amante spassionata del presepe che conserva i pezzi creati come fossero sacre reliquie, per poi creare, ex-novo, un qualcosa di diverso dagli anni precedenti.
    Come ti avevo detto per mail, ho trovato un manualetto che spiega come fare l’impianto elettrico del presepe, costruzione per costruzione. Elemento prezioso, poiché vorrei ricreare uno spaccato di quel tempo senza far vedere le luci in serie (le trovo veramente brutte).
    Va da sé che, oltre a creare un impianto elettrico per i pezzi, vorrei porre più attenzione alla simbologia data dai personaggi e dalle strutture, in modo che non sia un guazzabuglio di pupi e costruzioni messi a casaccio.
    Scopro con sconcerto che tu butti via alcune cose e mi chiedo, a questo punto, perché. Il gesso si sfalda? E’ per questo che non si può conservare? Oppure te ne disfi per la voglia di creare dei pezzi sempre nuovi?
    Quest’anno, per me, ci sarà una sfida aggiunta: quando prenderò le tue video-lezioni, tenterò di approcciarmi alla tecnica dello scoglio (sempre che tu la tratti nelle tue lezioni, lo spero!!).
    Non vedo l’ora che arrivi novembre, per potermi rimettere all’opera! 🙂

    • Cara Esther, non mi sembra che il tuo presepe fosse “un guazzabuglio di pupi e costruzioni messi a casaccio”. Anzi, come ho scritto nell’articolo che lo riguardava, c’era un filo conduttore che ho tentato di evidenziare. In quanto alla simbologia, credo che questa sia propria di ogni paese; io mi occupo, naturalmente, della simbologia del presepe napoletano. Tu potresti avviare delle analoghe ricerche per quanto riguarda quello della tua città e della tua regione. Credo che tu ne abbia tutte le capacità, oltre all’entusiasmo necessario per queste ricerche.
      Per quanto riguarda la “distruzione” operata sul mio presepe ogni anno, a fine periodo natalizio, il tuo sconcerto non ha ragion d’essere. Non butto via nulla, né, le case, né i ponticelli, i pozzi, gli alberi, né, ovviamente i pastori. Come ho scritto da qualche parte, il presepe è la mia “alchimia”, la trasformazione del piombo in oro: adopero, cioè, materiali che andrebbero buttati, quotidiani, sacchi di tela, vecchie camicie lise e rattoppate. Questo è il piombo, che diventa l’oro del presepe. Questi materiali, intrisi nel gesso, varietà alabastrina, formano una sorta di roccia. Naturalmente, al momento di togliere il presepe, questi materiali non possono essere recuperati. Altrimenti dovrei conservare l’intero presepe, cosa impossibile: la tavola di base (che ovviamente conservo) è di un metro e mezzo per un metro e mezzo e occupa un ampio spazio del mio studio. Tutto questo sarà più chiaro, quando mi deciderò a scrivere un articolo sul mio vecchio metodo di costruire il presepe. Nel video corso, invece, adopero la tecnica del sughero e un presepe del genere, una volta fatto, sarebbe un peccato distruggerlo. Ma non aspettare novembre per pensare al nuovo presepe. Io, il mio lo tolgo domani, festa di San Biagio, e dopodomani comincio a pensare come sarà quello di quest’anno. A rileggerci, spero.

  2. Mariano Sorrentino

    Ciao Italo,
    prendo spunto dalle ultime cose che hai scritto per chiederti, ma in che modo i due “presepi” possono coniugarsi?
    Grazie

    • Sai che non lo so? Infatti, è un esperimento del signor Scognamiglio, aiutato dall’amico Di Lorenzo. Vedremo che cosa combineranno. Io starò a guardare e poi vi relazionerò. Grazie sempre dell’attenzione e del tempo che ci dedichi.

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