venerdì , 3 Dicembre 2021
Annunciazione Beato Angelico

L’annunciazione come premessa del presepe

La festività del nome di Maria invita a rileggere alcuni passi del Vangelo relativi al concepimento di Gesù e suggerisce qualche consiglio per  accrescere la significatività del presepe.

12 settembre. Festa del Nome di Maria. Questa data mi suggerisce qualche riflessione su una piccola scena presepiale apparentemente anacronistica: molte volte sul presepe è rappresentata una edicola sacra con una immagine della Madonna, dinanzi alla quale si fermano gli zampognari per onorarla delle loro melodie. Io stesso non ho mancato di porre nel mio presepe una edicola della Madonna del Rosario (costruita tanto anni fa da mio nipote Alberto, quando era piccolo), davanti alla quale collocavo un pastore, che rappresentava un viandante, il quale, a capo scoperto, si fermava a recitare una preghiera alla Madre di Dio.

Viandante in preghiera, dinanzi a un’edicola sacra. Presepe I. Sarcone

Qualche volta all’edicola ho collegato un mendicante, seppure consapevole di compiere uno scarto rispetto alla tradizione del presepe popolare, ben diverso da quello che ho definito “colto”, nell’articolo Presepe napoletano: colto e popolare.

Sul presepe popolare, infatti, questa figura non era contemplata, per i motivi che ho spiegato altrove e sui quali dovrò ritornare.

Anacronistica, la presenza dell’edicola sacra, dicevo, ma solo apparentemente: se qualcuno, infatti, può chiedere come possa esservi una cappella votiva cristiana prima del Cristianesimo, ebbene, a costui si può ricordare che la nascita di Gesù a Betlemme, nell’anno 753 di Roma sotto l’impero di Augusto, è sì un fatto storico, determinato quindi nel tempo e nello spazio, ma che è anche un dato metastorico, che è, cioè, al di là della storia e che alla storia, per il cristiano, conferisce il suo significato.

L’edicola sul presepe ha pure la funzione di ricordare il ruolo per nulla secondario di Maria nella storia della Salvezza. Confesso di essere sempre un po’ annoiato dalle discussioni teologiche e sulle polemiche che sorgono, per esempio, sull’opportunità di conferire o meno a Maria il titolo di “Corredentrice”. Basta leggere e meditare i testi di Luca e di Matteo sul concepimento di Cristo per ammirare il coraggio e la dedizione di questa ragazza non più che quattordicenne. Per esserne stupefatti e non chiedersi altro.

Traduco i due testi, cominciando da quello di Matteo, che guarda l’avvenimento dalla prospettiva di Giuseppe:

Testo di Matteo, I 18, secondo la Vulgata latina

Le circostanze della nascita di Cristo furono queste. Sua madre Maria era promessa a Giuseppe; ora, prima della loro unione, si ritrovò incinta per virtù dello Spirito Santo. Giuseppe, il suo uomo, era un giusto ma, d’altro canto, non voleva denunciarla. Prese allora la decisione di ripudiarla di nascosto. Mentre era assorto in queste ambasce, ecco che il messo del Signore gli apparve nei sogni e gli diceva: “Giuseppe, figlio di Davide, non avere timore di prendere con te Maria, tua donna: il bimbo che porta in grembo, infatti, è dallo Spirito Santo. Ella partorirà suo figlio e tu lo chiamerai Gesù. Egli opererà la salvezza del suo popolo, purificandolo da tutti i suoi peccati”.

Tutte questo avvenne perché si adempisse ciò che aveva detto il Signore per bocca del profeta Isaia:  “Ecco, la giovane donna concepirà e partorirà un figlio e gli daranno il nome di Emmanuele (che, interpretato, vuol dire Dio con noi)”.

Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato il messo del Signore e prese con sé la sua sposa. Né aveva rapporti con lei. Infine, ella partorì il suo primogenito figlio e Giuseppe lo chiamò Gesù.

Per comprendere appieno il testo ci si deve soffermare sulla frase Ioseph autem cum esset iustus et nollet eam traducere: sembrerebbe a prima vista che Giuseppe non vuole denunciarla, perché è un giusto. Non è così. Tutt’altro. Giuseppe è un giusto perché si attiene alla Legge e, in base alla Legge, dovrebbe ripudiarla, non potendo un giusto tenere con sé un’adultera. Ma ripudiare la donna significherebbe eam traducere, consegnarla alla giustizia popolare che decreterebbe per lei la morte mediante lapidazione. Maria, incinta prima di entrare in casa dello sposo (priusquam convenirent), corre il rischio di andare incontro alla comune, straziante sorte delle adultere. Ma Giuseppe le vuole bene e non vuole consegnarla a un atroce destino. Da uomo giusto decide di ripudiarla ma, da uomo buono e innamorato, pensa di farlo segretamente, in modo che non si venga a sapere la (presunta) colpa di lei.

Da notare anche che l’angelo del Signore assegna a Giuseppe il compito di imporre il nome al bambino che nascerà. Con questo, a Giuseppe è affidato il ruolo di padre e custode, cui egli in nessuna circostanza si sottrarrà. Per questa ragione, sul presepe la statuetta relativa dovrebbe raffigurarlo in piedi, in atteggiamento vigile, con il vincastro saldamente impugnato, come il pastore che veglia sulle sue pecore. Molto prima che Gesù definisca se stesso come il “buon pastore”, Giuseppe è stato il “buon pastore” che ha custodito l’Agnello di Dio. Di ciò ho già fatto qualche cenno nell’articolo Presepe tradizionale: il vecchio e il giovane.

Luca, invece, considera i fatti dalla prospettiva di Maria e della sua sensibilità di giovanissima donna:

Testo di Luca, I, 26-38, secondo la Vulgata latina

Dopo circa sei mesi, poi, il messaggero di Dio, Gabriele, fu inviato da Dio in una città della Galilea chiamata Nazareth, a una giovane promessa sposa a un uomo della stirpe di Davide, il cui nome era Giuseppe. Il nome della giovane era Maria. Entrato in casa di lei, l’angelo le disse: “Salve, piena di grazia, il Signore è con te; Tu sei benedetta tra le donne”. Ed ella, avendolo visto, fu turbata a sentire quelle parole e si chiedeva che significasse quel saluto. E l’angelo le disse: “Non temere, Maria: tu, infatti, sei gradita al Signore. Ecco, concepirai e darai alla luce un figlio e gli darai il nome di Gesù. Egli sarà grande e sarà chiamato Figlio dell’Altissimo e il Signore gli darà il trono di Davide, suo capostipite; regnerà in eterno nella casa di Giacobbe, né vi sarà fine per il suo regno”. Ma, rivolta all’angelo, Maria disse: “Come potrà essere ciò che hai detto, poiché non conosco uomo?”. E l’angelo le rispose: “Discenderà in te lo Spirito Santo e ti ricoprirà la potenza dell’Altissimo: per questo anche, tuo figlio, nella sua santità, sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco una testimonianza: Elisabetta, tua parente, ha concepito anche lei, sebbene fosse anziana, e sono passati circa sei mesi da quando era chiamata sterile. Nulla è impossibile presso Dio”. Maria allora disse: “Sono la serva del Signore. Avvenga per me così come hai detto”. E l’angelo si dipartì da lei.

Se non si legge questo passo, legandolo a quello di Matteo, forse non si può comprendere fino in fondo il turbamento della giovinetta all’annunzio dell’angelo. Passato il primo turbamento per il misterioso (misterico) saluto, le saranno passate in un baleno dinanzi agli occhi della mente le immagini terribili del destino che l’attende: il momento in cui dovrà rivelare all’uomo che l’ha rispettata la sua condizione di madre, quello in cui dovrà affrontare il disprezzo e la condanna per adulterio, lei che “non conosce uomo”, l’ignominia che colpirà tutta la sua famiglia…

Eppure, non ha un attimo di esitazione e, con un atto di generoso abbandono alla volontà di Dio, risponde il suo “sì”.

Quel sì che la consacra Madre di Dio e Madre di tutti.

Mater omnium. Immagine della Vergine e Madre nella lunetta sulla facciata della cattedrale di Napoli. Opera di Tino di Camaino (inizi secolo XIV)

Madre di tutti: Mater omnium. È questo il titolo che le viene attribuito nell’epigrafe sul basamento della sua immagine, opera bellissima di Tino di Camaino, sulla facciata del Duomo di Napoli. Madre anche, e soprattutto, dei peccatori: “pensa ca pure / sì fatta mamma de li piccaturi”, come si dice nella celebre canzone natalizia Quanno nascette Ninno a Betlemme.

L’annunciazione è uno dei momenti della Storia sacra che gli artisti hanno privilegiato: nel Museo degli Uffizi, a Firenze, vi è quella di Simone Martini, una delle più celebri “Annunciazioni”. Io sono personalmente affezionato a quella del Beato Angelico, nel Museo del Prado, che ho posto in evidenza nella testata dell’articolo.

Anche mio padre, di cui ho iniziato a parlare in Uno scultore a San Gregorio Armeno, si cimentò in una statua per la chiesa della Vittoria a Napoli. Te ne mostro l’immagine qui di seguito.

L’Annunciazione. Opera di Vincenzo Sarcone nella chiesa della Vittoria, a Napoli

A volte, i cultori dell’arte presepiale collocano sul presepe anche una scena dell’Annunciazione, in simmetria con l’altra della Fuga in Egitto.

Spero di averti proposto non solo degli spunti di riflessione, ma anche dei suggerimenti per arricchire e rendere sempre più significativo il tuo presepe. Perché, nello scrivere, ho sempre di mira il presepe non solo da guardare, visitare, ammirare, ma soprattutto da costruire ognuno con le proprie mani.

Un Commento

  1. Ah, finalmente! Buongiorno caro Italo, ci sono mancati i tuoi articoli, le tue profonde riflessioni… complimenti per questo appassionante inizio settembrino! Grazie di cuore da tutti noi
    Mariano

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