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La pietra angolare che il Bambino Gesù donò ai Re Magi

 

Una bella pagina del Milione di Marco Polo narra la venuta dei Re Magi a Betlemme, dove il Bambino Gesù accetta i loro doni e in cambio dà loro una pietra, la pietra angolare, di cui essi in un primo momento non comprendono il valore. Il passo offre lo spunto per interessanti approfondimenti.

Che cosa c’entra la pietra angolare con i Re Magi? L’espressione si trova in un versetto del libro dei Salmi (117, 22 secondo la Vulgata, 118 secondo la nuova versione): “La pietra scartata dai costruttori è diventata testata d’angolo” (Lapidem quen reprobaverunt aedificantes, hic factus est in capite anguli) e nella tradizione esegetica è stata riferita a Cristo.

Alla pietra angolare ho pensato, rileggendo alcune pagine del Milione di Marco Polo.

Come si sa fin dalle scuole elementari, il viaggiatore veneziano Marco Polo scrisse (o meglio dettò) il racconto dei suoi viaggi nel carcere di Genova, in cui era stato rinchiuso, dopo essere stato fatto prigioniero in seguito alla sconfitta che la flotta di Venezia aveva subito presso l’ isola di Curzola. Queste memorie sono conosciute con il titolo di Il Milione, perché l’avventuroso mercante-scrittore non manca mai di valutare in milioni il pregio delle meraviglie che ha incontrate e viste.

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I Re Magi in una formella bronzea della porta del Duomo di Pisa.
Foto dell’Autore

Nel corso di uno dei suoi viaggi, si interessò anche di cercare il luogo dove erano sepolti i Re Magi che, secondo la tradizione, si erano recati ad adorare Gesù appena nato. Vale la pena di riportare il racconto nella versione originale.

In Persia è la città ch’è chiamata Sabba, dalla quale, partirono li tre re ch’andarono ad adorare a Cristo quando nacque. In quella città sono seppelliti gli tre magi in una bella sepoltura, e sonvi ancora tutti interi e co’ capegli. L’uno ebbe nome Baltasar, l’altro Merchior, e l’altro Guaspar. Messer Marco domandò più volte in quella città di questi tre re: niuno [nessuno] gliene seppe dire nulla, se non ch’erano tre re seppelliti anticamente. E andando tre giornate [dopo un viaggio di tre giorni], trovarono un castello [cittadella fortificata] chiamato Galasaca, cioè a dire, in francesco [in francese], castello degli adoratori del fuoco. È ben vero che quegli del castello adorano il fuoco, e io vi dirò perché. Gli uomini di questo castello dicono che anticamente tre re di quella contrada andarono ad adorare un profeta lo quale era nato, e portarono tre offerte: oro per sapere s’era signore terreno [un re della terra], incenso per sapere se era Iddio, mirra era per sapere se era eternale [eterno].
E quando furono ove Iddio era nato, lo minore andò in prima a vederlo, e parvegli [gli sembrò] di sua forma e di suo tempo [che avesse il suo aspetto e le sua età]; e poscia il mezzano, e poscia il maggiore, e a ciascuno per sé parve di sua forma e di sua etade; e reportando ciascuno quello ch’aveva veduto, molto si maravigliarono e pensarono d’andare tutti insieme. Andando insieme, a tutti parve quello ch’era, cioè fanciullo di tredici giorni. Allora offersono l’oro e lo incenso e la mirra, e il fanciullo prese tutto; e lo fanciullo donò agli tre re uno bossolo [una scatola] chiuso, e gli re si mossono per tornare in lor contrada.
Quando li tre magi ebbero cavalcate alquante giornate, vollono vedere quello che ‘l fanciullo aveva loro donato: apersero lo bossolo, e quivi trovarono una pietra, la quale aveva loro data Cristo in significanza che stessono fermi nella fede, ch’aveano cominciata, come pietra. Quando viddero la pietra molto si meravigliâro e gittâro la pietra nel pozzo, un fuoco discese dal cielo ardendo e gittossi in quel pozzo. Quando gli re viddono questa meraviglia, penteronsi di ciò ch’avevano fatto [si pentirono di avere gettato la pietra]. E presono di quello fuoco e portaronne in loro contrada, e puoserlo in una loro chiesa. E tuttavolta [continuamente] lo fanno ardere, e adorano quello fuoco; e quando si spegne, vanno all’originale, che sempre istà acceso; né mai nollo accenderebbono [né potrebbero riaccenderlo] se non di quello. Perciò adorano lo fuoco quegli di quella contrada. E tutto questo dissono a Messer Marco Polo; ed è veritade.

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I Re Magi della “collezione del Prado”.

Questo racconto mette insieme elementi della tradizione cristiana ed elementi della tradizione persiana: infatti, in Oriente era molto diffusa la religione di Zoroastro, in cui importante era il culto del fuoco. I Magi, non lo si dimentichi, erano personaggi in cui l‘aspetto regale non era distinto da quello sacerdotale. Essi sono tre, secondo il numero fissato dalla tradizione in base ai tre doni che recarono al Bambino Gesù: oro, incenso, mirra. Anche i nomi, Baldassarre, Gaspa(r)re, Melchiorre, sono quelli divenuti poi canonici, come ho scritto quando ho delineato i personaggi del presepe napoletano.

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I Re Magi della “collezione del Prado”. Baldassarre.

I tre Re, lo abbiamo detto, sono tre sapienti, eppure si lasciano trarre in inganno dall’aspetto “banale” della pietra: la loro sapienza non li aiuta a comprenderne il reale valore. Per questo la gettano via, salvo poi a pentirsene, di fronte al prodigio.

L’episodio può anche aiutarci a comprendere perché la tradizione meridionale preferisce la grotta (cioè una volta di pietra) anziché la capanna, come ambientazione per la nascita del Salvatore. Si tratta di un argomento che prima o poi dovremo affrontare e sviluppare.

 

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I Re Magi della “collezione del Prado”. Gasparre.

Anche la presenza, nel racconto, di un pozzo, merita la nostra attenzione: infatti, se ben ricordi, sul presepe l’elemento pozzo non deve mai mancare, come segno delle profondità dell’abisso che è anche collegamento di ciò che è sopra con ciò che è sotto (Quod superius quod inferius: ciò che è in alto è come ciò che è in basso, dice un motto alchemico: per analogia, ma anche per opposizione).

 

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I Re Magi della “collezione del Prado”. Melchiorre.

 

Ma il dato più interessante del racconto mi sembra essere il fatto che i tre sapienti, quando si accostano al Bambino individualmennte, lo vedono ciascuno con il proprio aspetto e della propria età, quasi si rispecchiasse in esso; quando vi si accostano insieme, possono vederlo nella sua realtà. Dovrebbe essere un dato importante sia dal punto di vista simbolico, sia dal punto di vista psicologico.

Mi piacerebbe perciò che tu mi aiutassi  a interpretarne e ad approfondirne il significato simbolico, perché, come ho spesso scritto, il simbolo ha sempre qualcosa da rivelarci della nostra interiorità.

Un Commento

  1. Potrei capire l’aspetto “umano” del Bambino Divino, ma l’età e l’accostarsi insieme non saprei proprio: ti chiedo di continuare ad aiutarci, caro Italo, in questa sicuramente profonda riflessione.

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