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Rio-Caronte

Il fiume: simbolismo del passaggio nel presepe

Il fiume, nel presepe popolare napoletano, rappresenta il passaggio dalla realtà quotidiana ad una diversa dimensione, come avviene per Dante che attraversa l’Acheronte. A questo elemento sono legate le figure del pescatore e della lavandaia.

Il fiume nel presepe napoletano rappresenta uno degli elementi tipici e più suggestivi, spesso incassato tra due coste montuose con le pareti a strapiombo, formando, prima di giungere al piano, una pittoresca cascata.

Un paesaggio proprio come questo del vecchio ponte di Sorrento rappresentato dall’artista ottocentesco Achille Vianelli e che potrebbe essere per te un ottimo spunto per il tuo presepe.

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Arco Ponte a Sorrento. Achille Vianelli

Sul presepe popolare il fiume è spesso rappresentato in maniera stilizzata mediante la carta argentata che avvolge le barrette di cioccolato;  ma c’è chi spinge il desiderio di realismo fino a fare scorrere dell’acqua vera (unico elemento in movimento nel paesaggio presepiale) e a questo scopo si adoperano gli strumenti più strani.

Ancora una volta, ti rimando a “Natale in casa Cupiello”, di Eduardo De Filippo, e alla gustosissima scena con il battibecco tra il padre, appassionato di presepe, e il figlio, che finge disincanto e disinteresse.
“Ma come – dice Luca – il presepe che è una cosa religiosa …!
“A, sì!? una cosa religiosa con l’enteroclisma da dietro!?


Nella struttura del presepe la presenza del fiume, naturalmente, rispecchia la realtà dei fatti, poiché il paesaggio naturale della Campania è ricco di corsi d’acqua, ma nello stesso tempo è un elemento costitutivo  che riveste una particolare importanza dal punto di vista simbolico.

Il fiume, infatti, è legato al simbolismo generale dell’acqua ma, rispetto all’acqua del mare e a quella della pioggia, è acqua in movimento, che passa e travolge, insinuando così l’idea di purificazione, perché l’acqua che scorre porta via con sé tutte le impurità.

Come ho già detto a proposito del riconoscimento e della interpretazione del simbolo, i simboli sono una delle più interessanti e complesse espressioni dello spirito, il quale per loro tramite parla all’uomo nei sogni, nelle religioni e nell’arte. Per questo, il simbolismo del fiume non può arrestarsi a ciò che ho appena detto.

Già la forza travolgente del suo impeto indica che l’acqua scorrente nell’alveo di un fiume costituisce un elemento pericoloso, ma la difficoltà di varcarlo, se non c’è un ponte, o non si ha a disposizione un mezzo idoneo, stabilisce un limite tra due zone ben separate: spesso, anche nella geografia politica, un fiume rappresenta il confine tra due stati.

La fantasia del costruttore di presepi ha modo di sbizzarrire il suo estro nel gettare un ponte al di sopra del fiume: può essere il ponte di assi e corde, sospeso in alto, tra due pareti di roccia, oppure il ponte ad arco, nel piano, a consentire il passaggio tra le due rive. In ogni caso, l’importanza di questo elemento è sottolineata dalla cura impiegata per costruirlo.

Tanto è vero, che nel folclore dei popoli, il ponte è considerato un punto dove avvengono incontri pericolosi: nella “visione di san Paolo” (un testo che risale al IV secolo), nell’inferno c’è un ponte su cui le anime devono passare; Arturo Graf, nel suo libro sulle leggende e sul folclore del diavolo, parla del ponte come del luogo dove è possibile fare l’incontro, davvero poco piacevole, con questo signore che talvolta appare sotto le spoglie di un cane.

L’importanza del ponte è tale da comparire più volte negli “Emblemi” della Atalanta fugiens, un testo ermetico dovuto alla penna del medico e musicista Michael Maier, che visse tra il Cinquecento e il Seicento e fu anche alla corte dell’imperatore Rodolfo II d’Asburgo. In questo testo, disegni, parole e musica si fondono insieme a costituire un discorso unitario.

Da un punto di vista spirituale, dunque, il fiume indica un limite che forse è prudente non superare, perché potrebbe essere impossibile il ritorno. Ancora una volta, ci soccorre la guida di Dante: sulla riva dellAcheronte, il fiume infernale, al di là del quale inizia l’inferno vero e proprio, il poeta incontra nel demonio Caronte la prima opposizione al suo viaggio nell’aldilà.  Implicito è l’avviso a tornare indietro, ora che può ancora farlo: dopo sarebbe impossibile, perché il fiume si varca in un senso soltanto.

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La triste riviera d’Acheronte – Inferno, canto III della Divina Commedia. Illustrazione Gustavo Doré

Se il percorso presepiale è, secondo la mia interpretazione, il cammino intrapreso da Benino nel suo sogno, meglio nella sua visione, il fiume vuole indicare allora che traversandolo si entra in un dominio che non è più quello della vita quotidiana.

Nel suo viaggio, Benino, e chi con lui compie questo viaggio, ha già incontrato due “personaggi” chiave, il cacciatore e il pescatore, che ho interpretato come contrapposti, a significare l’opposizione, ma anche la complementarietà della vita e della morte.

Soprattutto il pescatore è legato al simbolismo del fiume, per diverse ragioni che ho spiegato a suo luogo.

Dobbiamo prendere atto, qui, di un’apparente stranezza.

Napoli è una città sul mare, eppure, nel presepe popolare, il pescatore è rappresentato in atto di gettare la sua lenza nel fiume. Napoli, è vero, aveva, nei bei tempi antichi, un fiume, il famoso Sebeto, però più imponente per il ponte “della Maddalena” che lo scavalcava, piuttosto che per portata d’acqua. Ma la pesca è stata sempre esercitata sul mare: del resto, sul presepe stesso, i banchi e le ceste del mercato del pesce presentano la tipica fauna marina del Mediterraneo.

Il pescatore del presepe, allora, getta la sua lenza nel fiume, perché strettamente legato ad esso dal complesso rinvio dei significati psicologici e simbolici.

Eppure, l’intuizione non coglierebbe la totalità di questo simbolismo, se non venisse in soccorso la terza figura, anch’essa legata all’acqua che scorre, al fiume, dunque, o anche alla fontana: la lavandaia, che costituisce con il cacciatore e il pescatore una sorta di triade inscindibile e che indirizza l’interpretazione verso un significato superiore, che va al di là della circolarità vita-morte-vita.

Nel costruire il prossimo presepe, allora, fa’ particolare attenzione nel rappresentare il fiume e il ponte che lo scavalca.

Io preferisco rappresentare il fiume con la carta argentata, con l’ovatta o altri mezzi simili. Oppure tu preferisci, con Luca Cupiello, fare scorrere sul tuo presepe della vera acqua?

 

3 commenti

  1. Eh sì, caro Italo, ci stai facendo proprio sospirare… ma lo so è la penna di un grande scrittore quale sei che riesce a dare ritmo a tutto ciò che scrivi ed il motivo è nelle parole dell’inquieto Vate: “mi inumidiva la lingua di pregusto”.
    Un saluto
    Mariano

    • Ti sto facendo sospirare perché offro la mia interpretazione per così dire con il contagocce? Ma di certi argomenti è difficile parlare in maniera comprensibile. Fatica per l’autore e per il lettore, che devono entrambi “digerire” la materia. Grazie per i complimenti che sono dovuti più alla tua generosità che al mio merito. Saluti alla famiglia: nessuno si offenderà, credo, se un saluto particolare è per Francesco.
      Italo

  2. Permettimi di contraddirti, caro Italo: la grandezza dell’autore sta tutta lì, cioè nel rendere facili, comprensibili e “digeribili” cose che non lo sono affatto.
    Francesco ricambia di cuore i tuoi saluti.
    Ciao
    Mariano

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