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Colori nella terracotta: monocromia o policromia

I colori  non sempre sono necessari per abbellire la terracotta, perché un manufatto in questo materiale è spesso anche più interessant se lasciato al naturale. Ma per le statuine del presepe, i colori sono importanti, sia per conferire l’aspetto della vita, sia per il valore simbolico che essi rivestono.

Una volta cotto, il manufatto in argilla è di un bel colore rosso, che può assumere varie gradazioni, in base alle componenti minerali dell’argilla stessa. E si presenta la scelta per la monocromia o per la policromia.

Monocromia: cioè, il manufatto resta tutto di un solo colore, quello naturale della terracotta.

Policromia: cioè, si aggiungono i diversi colori, per imitare la vita e dare al manufatto l’apparenza della realtà.

Insomma, che fare con la statuetta che hai modellata e poi cotta, nel forno elettrico o con il sistema della “buatta“?  Dipingerla, o lasciarla al naturale?

Dipende in parte dal gusto personale, in parte dalla sua destinazione.

Una statuetta in terracotta non dipinta fa certamente la sua bella figura nella bacheca di un salotto.

Non si può negare la suggestività di quelle statuine in terracotta che si vedono nelle vetrine dei musei. In genere sono ex voto, fatti per lo più con lo stampo.

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vetrina del Museo Archeologico di Santa Maria Capua Vetere. Foto dell’autore

Se si guarda bene, in mezzo a tutte quelle figure, si vede che i tratti di qualcuna non sono molto ben delineati: lo stampo, con il tempo, aveva perduto la sua definizione. Si parla, in questo caso, di “matrice stanca“. Può capitare anche con i pastori che compri oggi.

La parte che soffre di più per una “matrice stanca” è naturalmente il viso: se naso, occhi e bocca non sono bene incisi, vuol dire che si tratta di uno stampo molto vecchio che non stato rinnovato.
Lo stampo, infatti, è di gesso e con l’uso, anno dopo anno, tende a deteriorarsi.

Perciò, se ti capita, nel comprare dei pastori, di trovarne qualcuno con la faccina un po’ ammaccata, non rinunciare subito a comprarlo, ma osservalo bene: potresti trovarti di fronte a un pezzo uscito dallo stampo di una bottega storica e, allora, il valore documentario compensa della poca rifinitura.

Naturalmente, parlando dei pastori,  parliamo di statuine dipinte, perché molto raramente si popola il presepe con figure lasciate non dipinte, e questo per due buone ragioni.

La prima è che, nel fare il presepe, si cerca l’aderenza alla realtà; la seconda, non meno importante, è che i colori sono molto importanti ed hanno un significato simbolico.

La Madonna, per esempio, ha i colori rosa e blu, San Giuseppe viola e giallo.  Ma di questo si parla a tempo e a luogo.

Per il momento, vorrei darti ancora solo una indicazione tecnica.

Se metti a confronto un “pastore” di terracotta dipinta degli anni Cinquanta con uno dei giorni nostri, potrai notare una piccola differenza: i colori del pastore antico sono, per così dire, più caldi, perché meno sgargianti.

La differenza sta nelle tecniche adoperate. Una volta si usavano, per dipingere i pastori, le terre, colori in polvere, che andavano preparati con un po’ d’acqua e della colla di pesce.

Oggi, per lo più, si adoperano le tempere, per ragioni di praticità ed anche perché le “terre” sono un po’ difficili da trovarsi e anche più costose. Qualche colore, poi, costa anche più degli altri. Il blu è il più costoso.

Qui ti mostro delle ciotole con le “terre” colorate. La foto risale a un tempo in cui ancora mi divertivo a “giocare” con i materiali e gli strumenti dell’arte.

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Ciotole con i colori in “terre”. Si osservi la bellezza del blu. Foto di Italo Sarcone

Anzi, di questa foto e delle altre che vengono dopo ti voglio narrare una storia curiosa.

La prima fa vedere un pezzo di creta con delle piccole stecche per modellare. Accanto c’è una ciotola con l’acqua che non deve mai mancare quando si lavora la creta.

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Un pezzo di creta, alcune stecche per modellare e la ciotola con l’acqua. Foto di Italo Sarcone

Nella seconda e nella terza mostravo, a titolo di esempio, come si prepara un modello per lo stampo. Procedevo molto in fretta, poiché le foto dovevo prenderle con l’autoscatto. Nella quarta preparavo il modello per accogliere la colata di gesso, con una striscia di creta intorno, per separare le due parti dello stampo. Naturalmente, il modello non ha le braccia, che avrebbero creato il cosiddetto “sottosquadro”.

preparazione di un modello di pastore per lo stampo: lavorazione e foto di Italo Sarcone
preparazione di un modello di pastore per lo stampo: lavorazione e foto di Italo Sarcone

 

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il modello terminato, senza braccia. Foto di Italo Sarcone

 

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il modello pronto per ricevere la colata di gesso: lavorazione e foto di Italo Sarcone

Avevo preparato questo piccolo schema dimostrativo per un mio articolo su Presepenapoletano.it e su questo sito le pubblicai.

Bene. Avvenne che un quotidiano napoletano, pubblicando una storia del presepe con allegati i “pastori napoletani” (Buon Dio! di resina e fatti in Cina, manco a dirlo!), si appropriò di queste foto: nulla di male se avesse chiesto il permesso o citata la fonte, come, te  ne sei senz’altro accorto, è il nostro costante modo di fare. Di ogni immagine che vedi su queste nostre pagine noi citiamo sempre la fonte e l’autore.Non è mai corretto appropriarsi delle idee e del lavoro altrui. Invece, su questa pubblicazione, le foto erano portate ad esempio del lavoro di un artigiano beneventano. L’articolista non lo diceva, ma dava ad intendere che quelle mani erano di tale artigiano. Invece erano le mie. Telefonai al giornale, che usò la solita tecnica: mi rispondeva un’imbarazzatissima segretaria che mi diceva di telefonare al tal dei tali: questi  però era sempre “momentaneamente assente”;  allora ritornavo alla sempre più imbarazzata segretaria, la quale mi diceva che forse il competente era un altro e così via. Finché mi stancai e lasciai perdere. Però davo notizia del fatto su “Presepenapoletano”, mettendo le mie immagini accanto a quelle apparse sulla dispensa del quotidiano, perché i miei lettori potessero operare il confronto.

Naturalmente non ho mai più acquistato quel quotidiano: mentre sarebbe bastato che i responsabili presentassero delle semplici scuse. Ma la correttezza è una bella qualità davvero rara in tutti i settori.

Scusami di questa lunga tirata, ma per me era doverosa. Nel caso tu avessi quella dispensa, vedendo le mie foto, potresti pensare che il plagiario sono io. No, quelle foto sono proprio mie e le mani sono le mie. Conservo ancora i negativi. E questo dovrebbe essere una prova più che sufficiente per chiunque.

 

 

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