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Brigante o cacciatore? I racconti di Antonino

Una passeggiata a San Gregorio Armeno con Antonino mi fa scoprire la presenza del brigante sul presepe, un personaggio che non è solo un ricordo storico ma riveste anche un significato simbolico.

Brigante: parola dal forte potere evocativo, soprattutto nel Meridione; poiché, se i briganti hanno in tutti i tempi, infestato le strade, soprattutto di campagna, taglieggiando i malcapitati che cadevano nelle loro grinfie, solo nel Sud d’Italia il brigantaggio è diventato un movimento di opposizione al governo piemontese, instauratosi dopo l’unificazione dell’Italia. Movimento naturalmente equivoco, in cui la delinquenza comune non era facilmente distinguibile da un oscuro sentimento patriottico. Confesso di non nutrire molte simpatie per il brigantaggio meridionale, ma di non avere simpatia neppure per i metodi spietati, da truppe di occupazione, usati dall’esercito piemontese, ormai italiano, per reprimere il fenomeno: uno di quei casi in cui l’equidistanza è d’obbligo.

Discutevamo pacatamente di questi argomenti e altri simili, Antonino ed io, percorrendo le strade del centro storico, alla ricerca di patrie memorie.

Antonino è un amico di recente acquisizione. Me lo ha fatto conoscere Antonio, quell’Antonio, o Antò, o Gnantò Pegaso, che hai imparato a conoscere dai suoi commenti in napoletano ai quali rispondo nello stesso nobile linguaggio. L’amicizia con Antonio risale ai verdissimi anni della primissima gioventù e già allora era un piantagrane che occorreva riportare all’ordine dandogli un fracco di botte: perché Antonio, le mazzate, t’e tirava da ‘e mmane, come si dice in napoletano: te le strappava letteralmente dalle mani. Una volta gliene demmo tante, che fummo costretti a riportarlo a casa, caricandocelo a turno sulle spalle. Tra i suoi molteplici difetti, che è stato capace di conservare per una vita, Antonio ha però una bella e rara virtù: sa scegliere gli amici e restare fedele all’amicizia. Tra i suoi amici c’è Antonino, una persona di rara cultura ed ancor più rare cortesia e disponibilità.

Insomma, non avere Antonino per amico è un vero peccato. Per chi ama il presepe, poi, è proprio una sfortuna. Infatti è un cultore del presepe come ce ne sono pochi, per sensibilità, competenze e conoscenze. Gli ho chiesto, quindi, più volte di scrivere le sue osservazioni. Ma Antonino è restio, perché è un perfezionista. Allora ho escogitato il trucco di farmi raccontare da lui le storie che conosce e quindi farne partecipe anche te.

Eravamo, dunque, a spasso per il centro storico, parlando di Risorgimento e di briganti; così, passo dopo passo, i piedi ci portarono a San Gregorio Armeno.

Ci fermammo, naturalmente, nè potevamo farne a meno, a guardare le opere dell’arte presepiale. Come sai, la mia predilezione va, per i motivi che più volte ti ho spiegato, ai “pastori” interamente di terracotta, con i quali si popola il presepe che io chiamo “popolare“. Ma non rifiuto di ammirare, quando è il caso, anche qualche bel “pastore vestito”, soprattutto se mostra accuratezza nei lineamenti del volto.

Per esempio, questa volta, ci siamo fermati ad osservare questa bella figura che il negoziante ci ha detto provenire dalla bottega di Marco Ferrigno.

A prima vista, ho pensato a un’immagine di “cacciatore”, uno dei personaggi tipici del presepe, non solo napoletano.

Come ho scritto qui, il cacciatore, uno dei personaggi “irrinunciabili” del presepe popolare napoletano, incarna la violenza, con un significato simbolico molto forte e inquietante.

Mentre lo osserviamo, Antonino, con un sorriso un po’ impacciato per dovermi contraddire, mi dice che non si tratta, probabilmente, di un “cacciatore”, quanto piuttosto di un “brigante” e forse di un brigante abruzzese, di nome Santuccio.

Trasecolo. Non ho mai sentito parlare e, con un po’ di vergogna per la mia ignoranza, lo confesso umilmente, di un brigante sul presepe.

Ma, con modestia e gentilezza, Antonino mi fa notare alcuni particolari non del tutto coerenti con l’immagine di un cacciatore. Innanzitutto, il pistolone alla cintola. Ora, quando mai si è visto qualcuno andare a caccia con la pistola? Anche il cappellaccio è tipico del brigante.

Ma quale può essere, ci domandiamo, il significato della presenza di un brigante sul presepe? Da un punto di vista simbolico, a rappresentare la violenza, non basterebbe il cacciatore?

Anche per questo aspetto, Antonino ha una risposta valida: non disse Gesù di essere venuto non tanto per i giusti, quanto per i peccatori? E chi, più di un brigante, ha bisogno di conversione?

Del resto, mi viene da aggiungere, se è giusta l’interpretazione del presepe come un cammino iniziatico verso la luce, non possono mancare i pericoli lungo la strada: e qual incontro può essere più pericoloso che quello con un brigante?

 

Nella stessa vetrina c’è, manco a farlo apposta, un’altra bella figura, opera della bottega Scuotto, come ci dice il negoziante, che spinge la sua gentilezza fino a permettermi di fotografare le figure, in vista della pubblicazione su queste pagine.

Questa, sottolinea Antonino, è l’immagine tipica del cacciatore, con la casacca e gli stivali. E sembra fatta apposta per dare ragione a Gennaro Matino che, in questo personaggio, vede la classe nobiliare, contrapposta a quella popolare, personificata nel pescatore.

Un esame dei volti delle due statuette mi sembra confermare pienamente le idee del mio dotto amico.

La fronte aggrottata, la barba scompigliata al vento, una certa apprensione nei lineamenti ne fanno un personaggio ai limiti del vivere sociale. Anche il cappottone logoro sottoliea questo aspetto.

 

volto brigante cacciatore
Volto del cacciatore o brigante.
Foto di I. Sarcone

Il volto del cacciatore mostra la tensione all’avvistamento della preda, con gli occhi fissi a non laciarsela sfuggire.

 

volto cacciatore
Volto del cacciatore.
Foto I. Sarcone

Un particolare che attira la mia attenzione, in quello che abbiamo ormai deciso essere un brigante, è il falchetto appollaiato sul braccio sinistro. Come potrebbe il nostro pensiero non andare a quell’arte della caccia col falco, sulla quale il grande Imperatore Federico II scrisse il suo trattato, compendio di arte, di letteratura e di tecnica (il De Arte venandi cum avibus)?

 

falco
Falco sul braccio del cacciatore o brigante.
Foto di I. Sarcone

Anche le prede dei due personaggi sono diverse: il cacciatore ha preso un fagiano, il brigante una lepre. Chissà, forse il brigante esercita per necessità anche il mestiere di bracconiere.

fagiano
Fagiano nella mano del cacciatore.
Foto di I. Sarcone

Un altro particolare degno di nota, rilevato da Antonino, sono le diverse calzature dei due personaggi: quello che per noi è ormai il brigante (forse l’abruzzese Santuccio), porta delle specie di “ciocie“, tipiche non solo della Ciociaria, ma anche dell’Abruzzo, fatte con pezzi di cuoio e adattate ai piedi con dei legacci; il cacciatore indossa dei veri e propri stivali a mezza gamba, segno della sua superiore condizione sociale.

Riprendendo il nostro cammino, continuiamo a discutere del brigante e del cacciatore, cercando una possibile connessione tra la due figure: giungiamo alla conclusione che forse, nel folclore, la linea di demarcazione fra l’uno e l’altro non doveva essere poi così netta. Ci viene alla mente che, nella fiaba di Biancaneve, la Regina cattiva affida proprio ad un cacciatore il compito di uccidere la povera ragazza, colpevole solo di essere la più bella del Reame. Il fatto che il cacciatore rinunci a portare a termine il crimine dimostra che la possibilità del riscatto e della redenzione non è negata a nessuno, come del resto Antonino aveva già suggerito.

Ed allora decido che sul presepe di quest’anno collocherò anche la figura del brigante. Ma dove trovarla? Ad un tratto mi ricordo che in uno scaffale conservo una figura da presepe, un “pastore”, della normale grandezza del cosiddetto “mezzo pastore”, che al momento dell’acquisto avevo interpretato come un cacciatore e che ora mi appare nell’atteggiamento giusto del brigante, con quel mantello gettato sulle spalle e l’aria fiera e spavalda.

cacciatore
Il mio cacciatore, che è forse un brigante.
Foto di I. Sarcone

Anche il fucile a tromba, ottenuto ingegnosamente con un chiodo, gli conferisce qualcosa più del brigante che del cacciatore, nonostante la presenza delle due colombe appese alla cintura (che però sembrano ben vive: un particolare su cui mi soffermerei volentieri).

cacciatore
Il mio cacciatore, che è forse un brigante.
Particolare. Foto di I. Sarcone

Ricordo che acquistai questo “pastore” anni addietro, in una bottega artigiana di via dei Giubbonari, a Napoli, una delle strade nei pressi del Rettifilo, come i Napoletani chiamano più volentieri il Corso Umberto. Il marchio di fabbrica conferma il mio ricordo.

marchio bottega
Il mio cacciatore, che è forse un brigante. Marchio di bottega.
Foto di I. Sarcone

E tu, avevi mai sentito parlare del personaggio del brigante sul presepe? E sai qualcosa di più sul brigante Santuccio che, verso la fine del ‘600, terrorizzò il territorio di Villa San Giovanni in Abruzzo?

E ti offro un’altra motivazione per restare legati alla tradizione del presepe: ampliare le proprie conoscenze storiche e folcloristiche. Ti sembra poco?

2 commenti

  1. leggo sempre con interesse e vengo regolarmente ripagato. Non solo arricchimento culturale, ma uno stimolo alla riflessione, all’approfondimento. Raccolgo la lezione, osservare con attenzione una figura del pastore del presepe e in particolare del presepe napoletano è aprire un libro della storia, delle tradizioni e dei valori di un popolo.

  2. Caro Italo,
    hai trovato pane per i tuoi denti… ah ah! Comunque non ti nascondo che quel particolare del tuo cacciatore/brigante con le due colombe mi incuriosisce molto.

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