mercoledì , 14 novembre 2018
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Arcadia e presepe a Mergellina (seconda parte)

Arcadia: nell’età dell’Umanesimo, un poeta napoletano, Iacopo Sannazaro, sulle orme di Virgilio, la riscopre come luogo simbolico dello spirito e la lega indissolubilmente al presepe. A Mergellina, un altro monumento da visitare: la chiesa di Santa Maria del Parto.

Al mondo vi saranno certamente spiagge più famose, ma non credo più poetiche, rispetto alla spiaggia di Mergellina, oggetto di poesie e canzoni, oltre che  soggiorno di poeti i quali nelle sue vicinanze ebbero la loro dimora.

Era, un tempo, abbastanza discosta dalla città e più vicina al mare di quanto lo sia ora. Finiva lì dove iniziava la collina di Posillipo. Luogo destinato, per la sua stessa natura, alla tranquillità, alla serenità di una vita semplice. Vi soggiornavano solo piccole comunità di pescatori, finché non fu scoperta, come luogo adatto al riposo e agli studi, da parte di ricchi signori. Sulla collina di Posillipo Virgilio ebbe la sua villa, avendola ereditata dal suo maestro di filosofia, Sirone, e a poca distanza dalla spiaggia di Mergellina ebbe poi la tomba, se è veritiera la tradizione che vede il sepolcro del grande poeta latino nel rudere accanto alla crypta neapolitana.

Lungo questa spiaggia, un altro poeta latino, Publio Papinio Stazio, ammiratore di Virgilio, si recava a passeggiare nelle sue notti insonni e poi sedeva accanto alla tomba del grande predecessore, a trarre ispirazione e incoraggiamento a proseguire nella sua opera.

Nei dintorni ebbe un podere e la villa Giovanni Gioviano Pontano, uno dei grandi scrittori dell’Umanesimo e sicuramente il più grande dell’Umanesimo meridionale, che ha lasciato memoria di sé nella celebre cappella che porta il suo nome, nel cuore di Napoli.

Di Pontano fu amico Iacopo (Giacomo) Sannazaro, anch’egli umanista e poeta. Secondo il costume delle Accademie (apparteneva, infatti, a quella che poi si disse Accademia Pontaniana), prese il “nome d’arte” di Azio Sincero (Actius Sincerus). Il primo elemento del nome potrebbe essere un diminutivo di Iacopo (Iacopaccio: Accio), mentre il secondo si riferisce senz’altro alle sue riconosciute qualità di lealtà e di fedeltà all’amicizia.

Della sua lealtà Sannazaro diede prova quando il suo re, Federico, ultimo degli Aragonesi, fu costretto all’esilio in Francia: il poeta lo seguì e restò accanto a lui, ritornando alla sua diletta Napoli solo dopo la morte di Federico stesso.

Qualche tempo prima di dovere abdicare e abbandonare Napoli e l’Italia, Federico gli aveva donato un podere con una villa che possedeva a Mergellina, proprio alle falde della collina di Posillipo. A questa villa Sannazaro fu sempre legato: la descrive nelle sue opere, celebrandola come il luogo in cui può dedicarsi alle serene attività dell’agricoltura e della poesia, che, secondo il modello di Virgilio, per lui non possono andare disgiunte.

Accanto alla villa fece costruire due cappelle: una per San Nazario, martire cristiano, che secondo una tradizione, era il progenitore della sua stirpe, e un’altra per la Beata Vergine Maria, venerata sotto il titolo di Santa Maria del Parto. Con il tempo, le due cappelle divennero una chiesa a due livelli, nella quale Sannazaro dispose anche la propria sepoltura.

Prima di morire, lasciò per testamento la villa e la chiesa all’ordine religioso dei Servi di Maria.

 

S. Maria del Parto a Mergellina
La chiesa di S. Maria del Parto a Mergellina. Particolare di una vecchia cartolina

Poco dopo la sua morte, però, il governo degli Spagnoli, subentrati agli Aragonesi, operò, per ragioni militari, una profonda trasformazione del luogo, il cui aspetto è oggi molto diverso da come appariva allo sguardo di Sannazaro. Non più un’amena collina, digradante verso il mare, in dolce pendio, ma una brutta costruzione terrazzata a cui si accede per una stretta scalinata.

Tuttavia, se sai compiere la tua visita con commossa partecipazione, essa ti segnerà per sempre.

Dimentica il caotico e frenetico agitarsi della vita moderna tutt’intorno a questa chiesetta e ripensa al poeta che ricreava in questi spazi l’emozione di una vita dedita alle semplici opere dei campi e alla poesia, imitando l’altro grande poeta che era sepolto poco lontano.

Iacopo aveva scoperto la vita dei campi e la sua bellezza. negli anni della gioventù, quando, per fuggire un amore infelice, aveva abbandonato Napoli e si era rifugiato nei monti del Cilento. Da questa esperienza nacque l’opera per cui è famoso, L’Arcadia, scritta parte in prosa, parte in versi, nella quale il poeta narra la storia del suo amore, destinato a miserevole fine, non solo per l’indifferenza della donna amata, ma anche per la prematura morte di lei.

Ahimé, perché la vita in Arcadia non esclude il dolore, può solo lenirlo, ed in parte, con la magia del canto.

Carmosina Bonifazio era, probabilmente, la donna amata dal poeta e ti confesso che questo nome mi ha fatto sempre sognare.

Iacopo Sannazaro Ritratto
Ritratto di Iacopo Sannazaro, da un’edizione settecentesca dell’Arcadia

Con L’Arcadia Sannazaro aprì nuove strade alla cultura europea. Qualche tempo dopo, un celebre pittore, il Guercino, dipinse un quadro dal titolo emblematico, Et in Arcadia ego, il cui tema fu ripreso da Nicolas Poussin, il grande artista francese.

Frontespizio Arcadia
Frontespizio di una edizione dell’Arcadia di Iacopo Sannazaro

L’Arcadia è scritta in italiano. Il poeta volle invece adoperare il latino, lingua che padroneggiava anche meglio, per l’altro grande poema, il De partu Virginis (Il parto della Vergine), nel quale racconta nello stile dell’epica la nascita di Gesù. Il travestimento “pagano” di temi cristiani era un fatto normale nell’Umanesimo, ma non fu più tollerato dopo la Controriforma.

A questo poema ho già accennato qui.

Nella sua chiesa, Iacopo volle predisporre anche un presepe, con personaggi grandi quasi al naturale, affidandone l’esecuzione allo scultore Giovanni da Nola. Da giovane, lo vidi in una cappelluccia accanto alla tomba di Sannazaro; oggi esso ha trovato collocazione nella chiesa inferiore.

Tomba Iacopo Sannazaro
La tomba di Iacopo Sannazaro in S. Maria del Parto a Mergellina

Naturalmente, non ti farai sfuggire la tomba di Iacopo Sannazaro, posta dietro l’altare maggiore, opera di Giovanni Angelo Montorsoli e di Bartolomeo Ammannati. Il monumento è coronato dal busto del poeta, la cui tomba è vegliata dagli dei Apollo e Minerva, simboli delle attività che contraddistinsero la vita di Iacopo: Apollo è il dio della poesia, Minerva la dea delle arti utili; in particolare, questa dea fece dono agli uomini del preziosissimo ulivo. Ma sulle basi tu leggerai i nomi di “Davide” e di “Giuditta”: e sì, perché gli Spagnoli di tanto in tanto minacciavano di togliere quelle statue dal sepolcro del poeta, con la scusa che si trattava di divinità pagane, in realtà, per portarsele in Spagna ad abbellire qualche residenza reale o nobiliare. Allora i frati incisero questi nomi della tradizione biblica, salvando le statue, rese con quei sacri nomi, intoccabili.

Sotto il rilievo con la punizione di Marsia e gli dei Nettuno, Apollo, Pan e una Ninfa (tutto il mondo arcadico di Sannazaro, insomma), l’iscrizione con l’elogio composto da Pietro Bembo:

DA SACRO CINERI FLORES HIC ILLE MARONI

SINCERVS MVSA PROXIMVS VT TVMVLO

“Offri alle sacre spoglie i tuoi fiori: qui (giace Azio) Sincero, il più vicino a (Virgilio) Marone, sia per capacità poetiche, sia per la tomba”.

L’epitaffio si rivolge al visitatore, cioè a te, e lo invita a venerare il grande poeta napoletano, che si ispirò a Virgilio e gli ricorda che, non molto lontano da qui, si trova il sepolcro del massimo tra i poeti latini, nella letteratura europea secondo solo ad Omero, come ammette anche Dante.

Margellina, Margellina,
Calamita ‘e marenare!
Si parlasse chistu mare
Quanta ccose avria ‘a cuntà:
Scappatelle ‘e ‘nnammurate,
Gelusie, tradimente,
Vase e llacreme cucente,
Quanta suonne ‘e giuventù.

“Mergellina, Mergellina, calamita per i marinai. Se questo mare parlasse, quante cose potrebbe raccontare: scappatelle di innamorati, gelosie, tradimenti, baci e lacrime roventi, quanti sogni di gioventù”. Così dice una vecchia canzone napoletana e tante altre si potrebbero citare.

Ma, come ho cercato di mostrarti, Mergellina non è solo questo.

A proposito: hai mai sentito parlare del “Diavolo di Mergellina”, in Santa Maria del Parto? No? Allora, ti do appuntamento su queste pagine per narrarti anche quest’altra bellissima storia.

 

4 commenti

  1. leggendo l’articolo ho rivisitato con la memoria il lungomare di Napoli e la collina di Posillipo, e i ricordi si sono incasellati in una visione chiara, ogni immagine al posto giusto con la sua storia.

  2. Completamente soddisfatto per l’articolo anche se ci lasci a bocca asciutta con questa storia del “Diavolo di Mergellina”: è la prima volta che la sento e la curiosità è tanta. Volevo però farti una domanda, ma perché il nome “Carmosina Bonifazio” ti fa sognare?
    Grazie
    Mariano

    • Per il “Diavolo di Mergellina”, sarai accontentato ben presto: devo solo trovare lo spunto. Il nome di Carmosina lo incontrai per la prima volta da ragazzo, leggendo appunto storie di Napoli e di Napoletani, e non so dire che effetto mi fece che mi indusse a fantasticare. Sono di quelle cose che non hanno spiegazioni nella sequenza razionale di cause ed effetti. Forse un bravo psicanalista mi potrebbe aiutare a fare risalire a galla… ma dici che ne varrebbe la pena?

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